Sorrento | Il difensore Luigi Panarelli “Grande stagione culminata con la Coppa vinta contro la Cremonese”

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panarelli_tarantoLa Campania nel sangue. Si può riassumere così la carriera del difensore Luigi Panarelli, che si è sempre distinto in più stagioni vissute con le maglie di Avellino, Salernitana, Sorrento, Cavese, Aversa e Gelbison. Il cielo con un dito toccato con la firma sul contratto che lo lega per 3 stagioni alla squadra più prestigiosa del Sud Italia, quel Napoli portato sul tetto d’Italia e d’Europa grazie alle giocate da extraterrestre di Diego Armando Maradona. L’esordio in maglia azzurra giunge nell’ultimo atto della Coppa Italia 1996/97: il Napoli viaggia a Vicenza difendendo la rete di vantaggio firmata Pecchia davanti a circa 65.000 spettatori in visibilio. 21 giorni più tardi, il ritorno è amarissimo. Gli azzurri restano in 10 per l’espulsione di Nicola Caccia e, già sotto di un gol, tentano di difendere il risultato fino al 120’ in attesa dei calci di rigore. Panarelli subentra a Crasson in avvio di primo supplementare, e quando gli 11 metri sembrano ormai a pochi giri di lancette, le reti di Rossi e Iannuzzi lanciano il Vicenza allora allenato da Guidolin verso la penultima edizione della Coppa delle Coppe, dove i biancorosso si arrenderanno soltanto in semifinale al cospetto del Chelsea di Di Matteo, Vialli e Zola.
Nella stagione successiva, tra mille difficoltà, Panarelli colleziona 17 gettoni sfidando campioni del calibro di Ronaldo, Del Piero, Totti e Batistuta. Sulla panchina dei partenopei si siedono in rapida successione Mutti, Mazzone, Galeone e Montefusco: la stagione termina in maniera drammatica con la retrocessione dei partenopei in Serie B. Il difensore nativo di Taranto resta anche tra i Cadetti, dove colleziona 3 presenze con Ulivieri prima di passare all’Andria nel corso della finestra invernale di mercato.
Da calciatore un palmares che annovera 2 coppe italia di Serie C (Sorrento e Foggia) 2 campionati di Serie C (Fiorentina e Treviso) ed 1 campionato cadetto conquistato con la maglia del Torino.
Dal rettangolo verde alla panchina il passo è brevissimo. Quasi istantaneo. Ed al secondo tentativo è già trionfo, con l’Altamura che sbaraglia tutti ai play-off nazionali conquistando l’accesso in Serie D. Giovane e vincente: queste le caratteristiche di Luigi Panarelli nella nuova veste di allenatore, con un libro di successi ancora tutto da riempire.

Una carriera importante che hai vissuto quasi esclusivamente tra i professionisti, toccando anche la Serie A con le maglie di Napoli e Torino. Tarantino doc, hai deciso di chiudere la carriera da calciatore per poi iniziare quella da allenatore ad Altamura. Cosa ti ha spinto ad accettare tale ambizioso progetto?

“Sono arrivato ad Altamura 2 stagioni fa, chiudendo qui in Puglia la mia carriera da calciatore. Successivamente il presidente ha visto qualcosa in me, che rispondeva ai canoni richiesti secondo il suo modo di vedere il calcio, decidendo così di affidarmi il compito di guidare questa squadra. Ho esordito sulla panchina biancorossa negli ultimi mesi dello scorso campionato, raggiungendo le semifinali play-off nazionali uscendo sconfitti dalla doppia sfida contro il Real Metapontino.
Nell’estate del 2016 l’Altamura è ripartito con un nuovo allenatore, ma circa 5 mesi fa la società ha deciso di richiamarmi in qualità di direttore sportivo. C’erano infatti tanti problemi all’interno del gruppo, ed il presidente ha ritenuto che io potessi essere la persona adatta a dare una sterzata importante riconducendo la squadra lungo i binari giusti. A inizio marzo si dimette il mister Di Maio, riprendo così  il mio posto in panchina, e dopo una straordinaria cavalcata durata quattro mesi e mezzo la Serie D è finalmente realtà.    
La società mi ha sempre apprezzato come uomo di calcio, dandomi fiducia e credendo sempre nei miei valori umani e morali. Avendo giocato a calcio per tantissimi anni ad alto livello so perfettamente come funzionano certe dinamiche: abbiamo creato un grande gruppo, puntando soprattutto sul rispetto delle regole. Analizzando le caratteristiche dei calciatori ho ritenuto opportuno cambiare assetto tattico passando al 4-2-3-1, ed i ragazzi mi hanno subito seguito ritornando in carreggiata e centrando l’obiettivo prefisso dalla società dalla porta dei play-off”.  

Un successo costruito grazie alla miglior difesa del campionato, con sole 18 reti incassate in 30 gare. Dopo i play-off regionali, battute Acireale e San Giorgio subendo complessivamente 1 rete in 4 gare. Un sogno diventato realtà, con una Quarta serie che la città ha festeggiato in maniera importante perché attesa da 15 lunghi anni.

“Sicuramente il nostro è stato un cammino lungo ed estenuante, portato a termine con autorevolezza portando via scalpi pesanti. Nei play-off regionali abbiamo estromesso prima il Casarano, per poi guadagnarci la fase nazionale andando ad espugnare il campo del Bitonto, miglior classificato in regular season. Quindi le sfide successive sono state tutt’altro che agevoli, con il calendario che ci ha visto opposti ad Acireale prima e San Giorgio poi. Sono molto soddisfatto, senza contare che la gioia è ancora più grande quando i risultati si ottengono dopo aver sofferto.
Senza nulla togliere ad altre regioni, credo sia inutile nascondere come il girone unico di Eccellenza pugliese abbia un tasso qualitativo altissimo. Al di là del Cerignola che ha vinto il campionato, abbiamo sbaragliato la concorrenza di piazze importanti come Bitonto, Casarano e Barletta che erano ai nastri di partenza con organici di primissimo livello.
La nostra retroguardia è stato perciò un’autentica saracinesca, incassando soltanto 3 reti in 6 gare tra play-off regionali e nazionali. Quando si parla però di difesa, non mi piace guardare al singolo reparto perché partecipano sempre in 11 sia alla fase di possesso che di non possesso. Abbiamo corso l’uno per l’altro, e ciò è stato possibile dopo aver creato un gruppo compatto. Inizialmente sono entrato anche a muso duro per far capire che soltanto attraverso il rispetto di regole e ruoli si potevano raggiunge risultati importanti.
Le qualità tecniche sono sempre relative. Puoi avere in organico anche i migliori calciatori del mondo, ma se non c’è rispetto ed unità di intenti non si va mai da nessuna parte. Ci sono stati momenti in cui ho dovuto prendere decisioni drastiche, preferendo sempre perdere un calciatore importante piuttosto che l’intero gruppo. Ed alla fine i risultati mi hanno dato ragione”.

Qual è stata la partita o il momento che ti ha fatto capire che il sogno poteva diventare realtà?

“Credo che la vittoria ad Acireale ci abbia fatto prendere coscienza delle nostre enorme potenzialità.
Tuttavia è stato fondamentale restate umili e con i piedi ben piantati a terra. L’esperienza della stagione scorsa ci aveva infatti inevitabilmente segnato, quando in semifinale play-off siamo usciti per mano del Real Metapotino. Nonostante avessi sempre predicato attenzione, l’ambiente già pregustava una vittoria quasi scontata sottovalutando la compagine della Basilicata soltanto perché riteneva tale girone poco allenante o competitivo. Quest’anno ho preteso che tutti, a partire dalla società  fino a calciatori e tifosi, guardassero partita dopo partita con la massima umiltà e senza voli pindarici. A questo proposito voglio raccontare un curioso aneddoto: la società aveva fatto preparare le magliette celebrative per la Serie D senza dirmi assolutamente nulla, perché i dirigenti sapevano fin troppo bene che me li sarei mangiati! Poi al fischio finale della gara di San Giorgio le han tirate fuori, ed a quel punto l’ho indossata anch’io per celebrare un trionfo assolutamente meritato”.

Una carriera da allenatore appena iniziata ma subito vincente. Il tuo futuro sarà ancora all’Altamura in Serie D?

“Assolutamente sì. Resto qui ad Altamura perché credo in questo progetto, e lo sposerò anche nella prossima stagione”.

Una lunghissima carriera da calciatore vissuta per tantissime stagioni in Campania, una regione che ti ha regalato grandissime soddisfazioni.

“La Campania è indubbiamente una regione che mi porta bene, avendo giocato lì per diverse stagioni con le maglie di Napoli, Avellino, Salernitana, Sorrento, Cavese, Gelbison ed Aversa. Il popolo campano è straordinario, ho tantissimi amici lì e parliamo di una terra con risorse davvero incommensurabili. L’accoglienza e l’ospitalità ricevute a San Giorgio non ha eguali: avendo conquistato la promozione in trasferta, avevo chiesto ai miei calciatori di non eccedere nei festeggiamenti per rispetto verso la società campana. Mi sono poi venuti incontro alcuni dirigenti della squadra granata, dicendomi che il sano agonismo faceva parte del calcio e non c’era alcun problema nel celebrare un traguardo raggiunto con sangue e sudore”.

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Da calciatore tante esperienza per te in Campania. Nel 2008 ti ritroviamo a Sorrento, 35 gettoni stagionali con Simonelli allenatore. Hai giocato praticamente dappertutto, da terzino su entrambe le corsie ed anche da centrale. Cosa ti resta e sotto quali aspetti l’esperienza in rossonero ti ha arricchito?

“Simonelli è stato per me un maestro. Mi sento spesso con lui perché c’è grande stima ed è un tecnico che mi ha dato tantissimo sotto il profilo tattico e comportamentale. Parliamo di una persona esigente e molto preparata, d’altra parte non si raggiungono tante finali play-off per caso. Ha allenato poi anche a Taranto, la squadra della mia città, ed ho avuto modo di apprezzarlo anche lì”.

Come riassumeresti in breve la tua esperienza a Sorrento?

“A Sorrento mi legano tanti bei ricordi, e non nascondo che anche negli anni successivi mi hanno cercato per riportarmi in maglia rossonera. Da parte mia c’e sempre stata massima disponibilità, però purtroppo non si è mai concretizzato nulla. La città mi è rimasta nel cuore, ho ancora un ottimo rapporto con Diodato Scala e la famiglia Gambardella, ricevendo anche i complimenti dell’avvocato D’Angelo per la promozione in Serie D. Quando semini bene, raccogli poi sempre i frutti. In costiera ho fatto una grande stagione, coronata con la in Coppa Italia Lega Pro vinta contro la Cremonese. È stata una gioia immensa, e sono convinto che quella squadra avrebbe potuto ambire a molto di più anche in campionato. Ritorno sempre con piacere nella città del Tasso dove ho lasciato tantissimi amici. È un’isola felice dove mi sono trovato da dio, e recentemente ho avuto anche modo di incontrare Attilio Nicodemo, essendo stati invitati a ricevere alcuni premi in occasione delle celebrazioni per i 90 anni della Fiorentina”.

A differenza del tuo Altamura, in costiera non è stato centrato l’obiettivo promozione.

“Quest’anno ho seguito spesso il Sorrento, perché conosco bene Bolzan e Scarpa con i quali ho condiviso lo spogliatoio a Taranto. Onestamente i rossoneri sono stati perseguitati dalla sfortuna, uscendo in finale play-off regionale dopo aver dominato colpendo addirittura tre legni. Auguro alla piazza le migliori fortune, e ritengo che Sorrento debba calcare come minimo i palcoscenici della Lega Pro. Ha dimostrato di poterci stare, si sono vinti vari trofei, e dopo la mia parentesi il Sorrento è riuscito a centrare per due stagioni di fila le semifinali play-off per la B. C’è un grande sponsor che ama la Penisola, e spero che presto si possano raggiungere risultati prestigiosi”

Tornando indietro, a 20 anni firmi per il Napoli, la società di gran lunga più importante del centro-sud, seppur in una situazione alquanto complicata.

“Indossare la maglia azzurra è un’emozione indescrivibile. Sono molto legato alla piazza partenopea, tanto che dal 27 al 29 giugno sarà ospite a Ischia nel corso di un evento molto particolare. I Club Napoli di Campobasso e Ischia rinnoveranno infatti il gemellaggio che li unisce da tantissimi anni, festeggiando insieme alla rosa azzurra della stagione 1996/97. Non si tratta di un caso, poiché ricorreranno esattamente 20 anni dalla finale di Coppa Italia purtroppo persa contro il Vicenza, dove feci anche il mio esordio con i partenopei entrando nei tempi supplementari della gara di ritorno al Menti”.

3 stagioni con la maglia del Napoli tra il 1996 ed il 1998, ed esordio ufficiale in una gara per nulla banale. Finale di Coppa Italia, subentri a Crasson nell’extra-time del retour match in Veneto. Una doppia sfida segnata dalla sfortuna.

“Ricordo ancora con profondo sconforto quei momento. Dominammo la gara di andata al San Paolo, che avremmo meritare di chiudere con un maggiore scarto. Non ci siamo riusciti, ed alla fine abbiamo pagato con gli interessi tale mancanza di cinismo. Dispiace soprattutto perché vincere quel trofeo avrebbe permesso al Napoli di tornare in Europa attraverso la Coppa delle Coppe, per cui tante situazioni avrebbero potuto prendere una piega diversa scrivendo pagine di storia molto più gloriose”.

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error: Stai cercando di copiare il testo di questo articolo? Ovviamente non hai il permesso per farlo, ma ti ritieni un grande giornalista... in fondo pensi di cambiare qualche parola, di toglierne qualche altra ed hai risolto. Appartieni anche tu a qualche importantissima testata locale che fa centinaia di visite sulla pelle di chi lavora? Magari vieni anche pagato, complimenti!!! Sei proprio un furbacchione tu ed il tuo direttore che te lo permette, abbiamo fatto in modo di renderti il lavoro un po\\\' arduo, abbiamo deciso di farti applicare 1 minuto in più per copiare!!!