Dilettanti allo sbaraglio: lo specchio di una società “infame”

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listenerLa polvere, il fango, palloni sgonfi e righe storte: il calcio di strada trasportato sui campi dilettantistici, di qualsiasi categoria. Le tv, gli sponsor, gli agenti: tutto ciò ha reso anche i campionati di Eccellenza un mondo in cui sentirsi “arrivati”, negli atteggiamenti dentro e fuori dal campo. I problemi del calcio dilettantistico trovano radici profonde nella società odierna e nell’influenza che i media, social compresi, hanno avuto sui ragazzini di oggi.

Problemi che si sono allargati a macchia d’olio in più ambiti, da quelli interni e dirigenziali di ogni società alle associazioni della Federazione. Gestire una società di calcio dilettantistica è, per molti verso, più complicato che a livello professionistico. Non solo i calciatori, ma anche gli stessi Presidenti svolgono la loro funzione come hobby, tutt’al più come secondo lavoro: sempre affiancando la loro attività principale, con lo stress e il tempo sottratto alla famiglia che ne consegue. Il risultato molto spesso non vale la candela, trovandosi di fronte giocatori dalle pretese insulse, tifosi ultras che vivono la squadra full time e rendono l’ambiente incandescente, infrastrutture obsolete e figure “terze” che entrano nel mondo societario con fini spesso poco edificanti.

Oggi, gestire una squadra di calcio dilettantistica, è a tutti gli effetti un vuoto a perdere: i pochi proventi derivanti dagli sponsor finiscono nelle tasche dell’associazione di appartenenza. Il costo di gestione della rosa è aumentato, con ragazzini che emulano sempre più i pessimi comportamenti dei protagonisti della tv, mancando sia nella partita domenicale che in allenamento. Ed i genitori, in tutto ciò a partire dai livelli più bassi, non aiutano di certo. Chiunque crede di avere in casa “il nuovo Messi”, i figli non sbagliano mai e quelli degli altri sono più scarsi.

Se l’Italia negli anni ha perso il suo appeal a livello europeo è proprio per motivi sociali, oltre che economici. Abbiamo ancora gli stadi più grandi di Europa, dopo la Germania, ma sono i meno popolati fra i più importanti campionati a livello europeo. Solo nell’ultima estate la Serie A è stata capace di ritrovare disponibilità economiche tali da piazzare due colpi entrati nella top 11 dei trasferimenti più costosi, Pogba ed Higuain.

L’Italia, nonostante i suoi 60 milioni di abitanti, è un piccolo Paese dove ciò che accade al livello più basso trova riflesso nei piani alti e viceversa. Il periodo nerissimo attraversato nell’ultimo lustro ha portato nelle serie dilettantistiche squadre che hanno scritto la storia del calcio italiano, anche a livello europeo, il Parma fra tutte. La speranza è che un giorno, anche in Italia, si possa assistere a storie come quella vissuta da Jamie Vardy lo scorso anno col Leicester: in 5 anni dall’eccellenza al successo della Premier League.

L’ultima volta che è accaduto qualcosa del genere abbiamo vinto i Mondiali: era Fabio Grosso. Un’altra Italia.

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