Verso Sorrento – San Vito Positano, il ritorno del mister Antonio Guarracino: “Torno da avversario in uno stadio che un po’ mi appartiene”

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guarracino

Foto Carmine Galano

Sorrento-Positano è anche una sfida nella sfida, con il tecnico dei giallorossi Antonio Guarracino che è stato tra gli artefici di tanti successi, entrando di diritto nella storia del club costiero. 174 presenze con la maglia del Sorrento (decimo nella classifica “all time” guidata da Fiorile), 2 campionati vinti ma soprattutto il primo, storico trofeo che ha iniziato a riempire la bacheca rossonera. La stagione 1997/98 è da incorniciare, con il Sorrento che fa doppietta tagliando il traguardo Serie D e conquistando la Coppa Italia Dilettanti Regionale al termine di una sfida infinita contro la Viribus Unitis, terminata ai calci di rigore. Guarracino segna il rigore che riporta i rossoneri sul 2-2 mentre il centro decisivo porta la firma di Marco Fiodo che manda in estasi un’intera città spostatasi in massa per andare a gremire gli spalti del Pinto di Caserta. Domenica tornerà da avversario, ma il legame che lega Antonio Guarracino ai colori rossoneri resta indissolubile.

Da calciatore hai dato un contributo importante alla causa rossonera. 8 anni al Sorrento, 2 campionati vinti ed il primo, storico trofeo: la Coppa Italia alzata al Pinto di Caserta contro la Viribus Unitis. Che emozioni provi quando entri nuovamente allo Stadio Italia, seppur da avversario?

“Per me è sempre una straordinaria emozione tornare allo Stadio Italia. È vero che sulla carta tornerò da avversario, ma allo stesso tempo ritengo che questo impianto un po’ mi appartenga. Vengo spesso durante l’anno per vedere le partite dei rossoneri quando gli impegni con il Positano me lo permettono, ma anche in settimana  per salutare alcuni amici che ancora oggi fanno parte del Sorrento. Ho trascorso tanti anni piacevoli  nella città del Tasso con una società diversa che col tempo è riuscita a tagliare traguardi importanti, che spero l’attuale proprietà riesca a ripetere riportando questa squadra agli antichi fasti”.

Rispetto all’anno scorso è un Positano diverso. 5 punti in meno e 4 gol in più al passivo rispetto allo stesso periodo della scorsa stagione. Sotto quali aspetti è cambiata la fisionomia delle tua squadra?

“Sono numeri negativi che vanno associati principalmente alla composizione dell’organico attuale. Abbiamo costruito una squadra completamente nuova, dove soltanto 2/11 facevano già parte della squadra nella scorsa stagione. Al contrario l’estate scorsa partimmo con uno zoccolo duro importante, formato dalla quasi totalità dei calciatori che si erano guadagnati il salto nella massima categoria dilettantistica regionale, ai quali aggiungemmo soltanto 2/3 pedine al posto giusto. In questa stagione abbiamo invece cambiato tutto, con ben 25 nuovi innesti tra prima squadra e juniores, per cui la stessa società è consapevole di questa situazione e ci dà il tempo necessario per lavorare e creare i giusti automatismi.  Il campionato scorso ci vide partire a razzo, andando anche oltre quelli che potevano essere i programmi iniziali. Quest’anno abbiamo invece riscontrato qualche piccola difficoltà nei primi mesi, tuttavia nulla è ancora delineato dopo appena  5 partite e sono certo che possiamo mantenere una posizione di metà classifica per garantirci un campionato tranquillo”.  

I numeri parlano di un migliore rendimento della tua squadra in trasferta, con 4 punti su 6 giunti lontano dal De Sica. Solo una casualità, frutto magari anche di alcune decisioni arbitrali discutibili come contro il Solofra o c’è anche dell’altro?

“È una disanima giusta e credo che questi numeri siano in buona parte attribuibili alla questione campo. Abbiamo un manto erboso che non agevola le squadre che vogliono creare gioco, e non a caso anche nella scorsa stagione abbiamo chiuso a quota 55 punti di cui 28 conquistati lontano dal De Sica. È evidente che ci sono delle difficoltà quando dobbiamo fare la partita in casa, mentre la squadra si esprime bene in trasferta a prescindere. Lo scorso campionato ci ha visto compiere ben 8 blitz esterni, e lo stesso avvio di questa stagione ci ha visto vincere ben 3 gare lontano da Positano tra campionato e coppa italia. Tra le mura amiche, invece, in 3 gare interne di campionato siamo riusciti a raccogliere soltanto un magro bottino di 2 punti. Anche mercoledì contro il Grotta in coppa italia, abbiamo incontrato più di qualche difficoltà ad esprimere il nostro gioco. Tutto questo non vuole assolutamente essere un alibi, ma si tratta di un problema da risolvere perché su quel terreno di gioco ci giochiamo dalle 15 partite in su. Dobbiamo perciò farci l’abitudine, prendere le contromisure adeguate e fare il maggior numero di punti interni possibile: condizione necessaria per compagini che vogliono costruire qualcosa di importante”.

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L’anno scorso il Positano è stata la vera sorpresa del campionato di Eccellenza. Da matricola è giunto un ottimo  4° posto dietro Nocerina, Sorrento e Montesarchio. Quale credi possa essere la dimensione della tua squadra in questa stagione?

“Dal momento che mi sto trovando a lavorare con una squadra del tutto nuova, ritengo che sia ancora troppo presto per dire cosa siamo e quale ruolo possiamo recitare in questo campionato. Non credo sia possibile ripetere la strepitosa cavalcata della scorsa stagione, perché ritengo che quest’anno sia tutto diverso. Prima di tutto, penso che i valori siano un po’ più livellati e non credo che le squadre di vertice dispongano del potenziale di poter raggiungere quota 80 punti come il Sorrento e la Nocerina della scorsa stagione che si sono giocati il campionato fino all’ultima giornata. A mio parere resterà senz’altro aperta la corsa play-off, e questo farà sì che tante squadre manterranno la propria fisionomia fino alla fine. Onestamente nello scorso campionato abbiamo beneficiato anche del fatto che tante squadre si sono indebolite o comunque hanno rinunciato a rinforzarsi durante il mercato di riparazione perché il divario dalle battistrada era tale che già a dicembre appariva piuttosto chiaro che i play-off non si sarebbero disputati. All’interno di questo livellamento generale, dovremo trovare la giusta quadratura per capire in maniera più precisa dove possiamo arrivare”.

La gara dello scorso campionato ha visto il Positano rispecchiare quelle caratteristiche e peculiarità che erano proprie della tua personalità da calciatore. Tanta grinta e cattiveria agonistica, rimonta da 0-2 a 2-2, la superiorità numerica dopo l’espulsione di De Gregorio ed un match perso soltanto per un calcio di rigore a pochi minuti dalla fine. Ti aspetti una gara sulla stessa falsariga di quella della passata stagione?

“Non sono abituato a parlare degli assenti, poiché è una cosa che non rientra nelle mie abitudini. Tuttavia non nascondo che non ho ancora le idee ben chiare sulla formazione che domenica pomeriggio scenderà in campo. Restano ancora tanti dubbi da sciogliere sia per quanto riguarda i titolari da schierare, che per la strategia tecnico-tattica da utilizzare. Sarà sicuramente il Sorrento a dover fare la partita, anche perché il campionato scorso ha evidenziato che lo Stadio Italia rappresenta un fortino per la squadra rossonera. D’altra parte la squadra di Turi ambisce al salto di categoria e deve lasciare il minor numero di punti possibile davanti al pubblico amico. Spero che in questi giorni che ci separano dalla gara riusciremo a sviluppare qualche soluzione da opporre a un Sorrento che, seppur diverso da quello della scorsa stagione, resta senza ombra di dubbio una corazzata”.     

Hai avuto modo di vedere dal vivo il Sorrento quest’anno e sotto quali aspetti puoi notare una squadra diversa rispetto a quella dello scorso anno?

“Se parliamo di valori assoluti, credo che il Sorrento sia sullo stesso livello rispetto all’anno scorso dopo aver mantenuto pochi calciatori ma di grandissimo livello: Scarpa e Temponi su tutti. Per quanto riguarda gli altri elementi, parliamo di atleti che hanno accettato la corte del Sorrento pur essendo reduci da campionati di categoria superiore. Per citarne solo alcuni, calciatori come Di Capua, Terracciano, Marcucci e Savarese hanno disputato in carriera campionati di vertice e di categoria superiore. Anche per il Sorrento vale il discorso di dover trovare la giusta quadratura, perché quando si cambia tanto c’è bisogno di un po’ di tempo per sincronizzare tutti i meccanismi. Credo che proprio questo sia alla base del mezzo passo falso di Palma Campania che è poi costato al Sorrento la vetta. Una gara che i rossoneri stavano vincendo meritatamente e che poi si è complicata per due piccoli episodi e qualche minuto di sbandamento dovuto forse a questa nuova struttura che si deve ancora definire. Il Sorrento è a mio parere la candidata numero uno alla promozione in Serie D, e da lunedì faremo tutti di nuovo il tifo per i rossoneri perché resto sempre per metà sorrentino, anche se per ovvi motivi professionali mi trovo a perorare la causa di un’altra compagine”.

Per quanto riguarda la corsa per la promozione in Serie D, qual è a tuo parere la squadra favorita e quali potrebbero essere le sorprese di questo campionato?

“Credo che Sorrento ed Ebolitana, in quest’ordine, siano le squadre che si giocheranno il primato e la promozione in Serie D. Non riesco a intravedere un divario tale da evitare i play-off e ritengo che le compagini di vertice chiuderanno intorno ai 70 punti. Guardando l’organico credo che squadre come Cervinara, Battipagliese e Nola, seguite a ruota da Picciola e Faiano, abbiano la possibilità di giocarsi tutte le proprie chance in chiave play-off”.

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