Triste epilogo di una gestione fallimentare: Sorrento non merita questo.

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Ora è davvero troppo. Domenica scorsa è stata scritta una delle pagine più nere del Sorrento Calcio ed è giunto ormai il momento che i colpevoli della morte del calcio nella città del Tasso se ne assumano la piena responsabilità davanti alla gente, e si facciano da parte. Tre retrocessioni in tre anni: dalla Lega Pro all’Eccellenza, primo campionato dilettantistico regionale che non avevamo il “piacere” di disputare dalla stagione 1997/98. Tra tutte, l’ultima caduta è quella che fa più male, perché scaturita al termine di una stagione in cui appare impossibile dare piena colpa ai tifosi, ai tanti allenatori che si sono avvicendati in panchina o ai calciatori che hanno vissuto una stagione ai limiti del surreale. Fa infatti rabbia, ma allo stesso tempo tenerezza, l’immagine di capitan Nello Ferraro (classe 1997) consolare l’attaccante Roberto Esposito, che non riusciva a contenere il pianto per non essere riuscito a condurre alla salvezza la compagine nella quale si può dire sia nato e cresciuto. Ebbene sì, stavolta il vero problema dell’intera annata è stata la società. Prima i proclami di Chiappini, poi i progetti di marketing in grande stile di Squillante fino ad arrivare a Bisogno, sparito pochi giorni dopo la sua stessa presentazione allo Stadio Italia. Quindi, l’avvento di Genovese fino al giorno che nessun tifoso rossonero avrebbe mai voluto vivere. Perdere contro una Battipagliese allo sbando, in casa, ed avendo 2 risultati su 3 a disposizione è stata un’impresa d’altri tempi. Pochi i tifosi che hanno continuato, nonostante tutto e tutti, a seguire la squadra per amore della maglia in ogni angolo del Meridione fino alla lontana Sicilia. E di questo gliene va dato ampiamente atto.  In tanti, probabilmente troppi, non riescono però  ad intravedere un futuro. Non esiste nemmeno l’abbozzo di un programma, seppur pluriennale, in grado di restituire alla città di Sorrento il calcio che conta. Lo Stadio Italia, che si riempiva anche in campionati minori perché vedeva il tifoso riconoscersi in figure istituzionali vicine alla gente e alla città, è andato via via  svuotandosi arrivando al paradosso di vedere la sfida dell’anno, quella valida per il mantenimento della categoria, con più tifosi ospiti che rossoneri.
Un progetto partito inizialmente con calciatori importanti ed esperti per la categoria, che lasciavano pensare ad una salvezza tranquilla, che fermasse almeno temporaneamente l’emorragia ereditata dalle stagioni precedenti. Poi, d’improvviso, tutto crolla. Emolumenti non pagati, diaspora di quasi tutti i migliori calciatori all’apertura del mercato invernale, tanti elementi nuovi chiamati a far immediatamente gruppo con i pochi reduci del ritiro di Massa Lubrense e l’addio al Pampa Sosa, il meno responsabile di tante situazioni enigmatiche. Ma le cose erano ben lontane dal risolversi positivamente. Arriva Chiancone, quindi il breve interregno di Cioffi fino alle 5 giornate di Pirone. Ancora epurazioni di calciatori di esperienza, altri scomparsi dai radar senza alcun comunicato ufficiale, fino al disastro tecnico-tattico della partita contro la Battipagliese, dove è stato fatto l’impossibile per complicare all’inverosimile una partita già vinta. Tutto questo, intramezzato dall’ombra del calcio scommesse, con le partite contro Montalto e Neapolis finite nel mirino degli inquirenti a causa del coinvolgimento dell’ex consulente esterno di mercato Paolo Somma e dell’attaccante argentino Luciano Ariel Pignatta.
Una storia, una maglia, uno stemma che ha 70 anni di gloria non meritano di essere portati alle cronache per record ed episodi negativi, perché Sorrento era un’isola felice nel calcio e nel turismo. Le vicende calcistiche non possono infangare un’intera città.

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