Il Sorrento ai sorrentini: dallo sfogo di Stinga ai desideri dei tifosi, può nascere un progetto vincente

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Alessandro Stinga

Alessandro Stinga

Mi fa rabbia, soprattutto quando succede nel mio paese. Vedere gente guadagnare migliaia di euro a fine mese, fare la bella vita tra i locali notturni e poi vendersi […], quando uno come me, pur di avere la possibilità di poter giocare con quella maglia, indipendentemente dalla categoria, sarebbe disposto a buttare il sangue sul campo ogni maledetto giorno, solo per passione ed attaccamento”.

Lo sfogo, riportato sulla bacheca personale del social network Facebook, è del sorrentino Alessandro Stinga, portiere classe 1993 cresciuto nelle giovanili del Sorrento ed attualmente tesserato con il Massa Lubrense. L’incipit che ha spinto all’amara quanto dura riflessione il giovane estremo difensore nerazzurro è stata la notizia del nuovo scandalo del calcio scommesse, denominato “Dirty Soccer”, che, tra le numerose società finite sotto la lente d’ingrandimento della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ha portato alla luce anche due partite dei rossoneri (Sorrento – Comprensorio Montalto, del 2 ottobre 2014 e Neapolis – Sorrento del successivo 23 novembre), ritenute combinate dagli investigatori con l’ausilio di Paolo Somma e Luciano Ariel Pignatta, rispettivamente ex consulente di mercato ed attaccante dei costieri.

Accuse che, qualora venissero confermate in sede processuale, macchierebbero nuovamente la già martoriata immagine del Sorrento calcio, peraltro non nuova a scandali di questo genere dopo gli accadimenti del 5 aprile 2009, quando ad essere truccato fu il derby Juve Stabia – Sorrento. La prospettiva, manco a dirlo, ha indignato i tifosi rossoneri, stanchi delle continue umiliazioni sia fuori che dentro dal campo. Ed ha fatto nascere un partito “integralista”, il cui slogan (peraltro già esistente, ed utilizzato per incentivare l’addio dell’ex patron D’Angelo, sostituito dall’avellinese Genovese) potrebbe essere “Il Sorrento ai sorrentini”. Ma, stavolta, sul campo, e non dietro la scrivania. Il punto chiave del desiderio di una buona parte degli sportivi costieri sarebbe, infatti, quello di vedere indossata la gloriosa casacca rossonera solo, o per buona parte, da calciatori nativi della penisola sorrentina.

Ipotesi di certo affascinante, che porterebbe solo ed esclusivamente benefici al movimento calcistico costiero. Dagli abbattimenti dei costi di gestione (minori rimborsi da elargire ai tesserati), passando alla sicurezza che in campo si scenderebbe animati dalle giuste motivazioni, legata al sentimento di appartenenza territoriale, fino ad arrivare al possibile aumento di presenze allo stadio, solo per citarne alcune. Il tutto, con una base tecnica dalla qualità ottima, visto il rendimento dei calciatori nostrani nel panorama dilettantistico campano e nazionale.

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