L’araba fenice Massa rinasce nella ripresa

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cacace_sgurado_nocerinaÈ una sorta di “araba fenice” il Massa Lubrense. Una squadra pronta a rinascere dalle sue ceneri. Ceneri  a cui i nero azzurri sono capaci di ridursi da soli sbagliando appoggi e posizionamenti e consentendo agli avversari di mettere il naso avanti.
Alla fine esce quello spirito di gruppo che è una delle locomotive su cui punta Gargiulo.
Quando di esperienza in esperienza si picchia con costanza contro la linea a quattro di Criscuolo, Gargiulo può solo alzare le braccia al cielo e aspettare che la moneta si rivolti da sola e si accenda la lampadina dell’Archimede disneyano.
La lampadina si accende sulla testa di Santoriello. Il lob, con cui il nove molosso uccella Fiorentino incerto tra l’uscita ed il rinculo stile bazooka, muore all’angolo lungo. Le mani sul capo e l’incredulità dell’attaccante di Criscuolo sono il grimaldello che sblocca anche gli ospiti. Il raddoppio non arriva, ma arriva il triplice fischio che suona da sveglia.
Gargiulo tocca le corde giuste, fa i cambi dovuti e la squadra moneta gira. Come un condannato a morte che ha l’ultima occasione per salvare la pelle, il Massa rimonta.
Cacace si regala e regala al pubblico una perla. Destro di potenza e precisione di un cardiochirurgo. Palla all’incrocio, nero azzurri al pari e abbraccio al mister.
L’empatia con cui si confronta con l’avversario non è quella compassionevole di una madre, ma piuttosto quello di una fera affamata. Il Massa si getta sul morale timoroso della Nocerina e trova due rigori. Pallone che, dalla sguardo di Cacace, si trasforma in una pietra calcarea di indicibile mole. I due destri con cui il dies costringe D’Antuono a recuperare la sfera dal sacco, scrollano di dosso al capitano in pectore la rivalsa di un cammino di molti bassi e pochi alti.

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