Sorrento in D, Simonelli: “E’ mancata compattezza nell’ambiente”

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Giovanni Simonelli

Giovanni Simonelli

C’è chi lo ha definito un delitto perfetto, chi un’opera incompiuta, per il mister Simonelli resta un “Chiamatela come volete”. Dopo una rimonta rimasta sospesa a mezz’aria, con il poteva essere e non è stato, la spiegazione di non essere riusciti a completare il lavoro abilmente preparato nel primo tempo è tutta sul piano fisico. “C’erano crampi già alla fine dei primi 45 minuti” puntualizza il professore, “Forse fare il quarto goal nel primo tempo avrebbe messo tutto su un altro piano”.

Al Sorrento è mancato sempre quel benedetto centesimo per completare l’euro. Sempre a rincorrere e recriminare qualche cosa. “E’ vero anche questo” ribadisce il tecnico, “Quello che è mancato di più è la compattezza dell’ambiente senza la quale ogni grande obiettivo è precluso”. Una partita nella quale i rossoneri sono parsi lontani parenti delle brutte squadre che hanno floppato più volte all’Italia in stagione. Sia chiaro non ad inizio stagione, ma quando la posta in palio era pesante contro Gavorrano, Ischia e Aversa. “Come è stato gestito il mercato è stato dannoso. In un mese sono stati fatti sfaceli non sotto l’aspetto dei calciatori, ma per la parte umana”. Una parte umana che alle volte è venuta fuori nei momenti di bisogno lasciando tutti perplessi per quello che si era visto prima. “La dimostrazione è che se si fosse pensato a scannarsi in campo sempre, tutto sarebbe potuto andare in un verso diverso”.

In sintesi il prof tiene lezione, sale in cattedra su quello che non doveva essere fatto dagli altri, mentre lui chiarisce che “Dopo Castel Rigone non volevo neppure andarci in panchina negli spareggi”. I numeri sono impietosi con Simonelli come con il Sorrento. 8 spareggi per il tecnico tutte sconfitte, quattro per i rossoneri sempre fuori. “Maledizione? Non so che dire. Forse si”. Una squadra tutta nuova che ha pagato a caro prezzo lacune più morali che tenciche. “E’ mancato anche un senso di appartenenza. Mancanza di un’anima? Forse, ma c’è sempre stata la capacità di rialzarsi”.

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