Verso Sorrento – Chieti, l’ex Guitto e quel 2 giugno: “A pensarci mi sale il magone”

I cookie, anche di terze parti, ci permettono di migliorare la navigazione e la fornitura di annunci pubblicitari. Proseguendo nella navigazione accetti l'utilizzo dei cookie. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Per più approfondite informazioni ti invitiamo a leggere l'informativa estesa  
I cookie, anche di terze parti, ci permettono di migliorare la navigazione e la fornitura di annunci pubblicitari. Proseguendo nella navigazione accetti l'utilizzo dei cookie. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Per più approfondite informazioni ti invitiamo a leggere l'informativa estesa  
Roberto Guitto (foto Penna)

Roberto Guitto (foto Penna)

C’era anche lui, quel maledetto 2 giugno, al “Lungobisenzio”: “E il solo ricordare quel pomeriggio mi mette addosso un magone terribile”. La voce, che tradisce un mix di rabbia, delusione e commozione, è quella di Roberto Guitto, l’ultimo rinforzo del Chieti, che domenica, quattro mesi dopo quell’infausto doppio confronto nella lotteria dei play-out con il Prato, tornerà ad incrociare, seppur da avversario, quei colori che, sotto la guida di Bucaro prima e Papagni poi, ha vestito in 24 occasioni: “Tornare allo stadio “Italia” con lo status di ex mi fa uno strano effetto – confida il centrocampista napoletano. – Da un lato, infatti, sono contento, perché ritorno in una piazza in cui sono stato bene. Dall’altro, invece, non riesco a non avere provare dolore e dispiacere per quella retrocessione. Ancora oggi ripenso alla gara di ritorno del play-out, a Prato: fummo bravi a passare subito in vantaggio, poi, però, prendemmo un gol ingenuo in contropiede che, di fatto, ci tagliò le gambe”.

Da quel giorno, il tiro a bersaglio sulla Croce Rossa è diventato sport preferito dai tifosi e dagli addetti ai lavori vicini all’ambiente rossonero. Sul banco degli imputati a mandar giù le accuse di responsabilità diretta per la terribile stagione sono finiti un po’ tutti: dall’allenatore Papagni al direttore sportivo Avallone, passando per calciatori e dirigenza. Tutti (chi più, chi meno, a ragione o a torto) sono stati crocefissi: “Le cause della retrocessione sono state molteplici: fuor di dubbio è che siamo stati parecchio sfortunati, ma è anche vero che noi calciatori ci abbiamo messo del nostro: la squadra era composta da ottimi elementi, alcuni dal curriculum davvero importante. Non a caso, nel finale di campionato sono arrivate le vittorie sul campo del Frosinone e tra le mura amiche con la Nocerina. Ma il problema principale è stato che ci siamo svegliati troppo tardi”.

L’uso ripetuto del plurale è un segnale chiarissimo: anche Guitto è pronto a prendersi la sua bella dose di responsabilità, ma con qualche attenuante, e non di poco conto. Il ragazzo del Rione Traiano, infatti, non è stato quasi mai schierato nel suo ruolo, quello di regista arretrato e, nonostante ciò, nella mediocrità generale, è stato quasi sempre uno dei migliori in campo: “In parte mi sento responsabile di quello che è accaduto, come credo tutti i miei compagni: dovevo e potevo dare di più. Anche se, ripercorrendo le mie prestazioni, credo di aver fatto vedere molte cose positive. L’unico rammarico è quello di non essere stato messo nelle condizioni di esprimere le mie qualità: sia Bucaro che Papagni, infatti, non mi hanno mai schierato nel mio ruolo naturale”.

Anche per queste incomprensioni tattiche, già prima della conclusione della scorsa stagione, ridiscusse il contratto biennale firmato alla fine di agosto per cercare nuove fortune lontano dalla penisola sorrentina. Salvo, poi, trovarsi senza una casacca. Almeno fino a due settimane fa, quando è arrivata la chiamata del Chieti: “Vivere questa situazione è stato bruttissimo, perché quando sei abituato alla vita calcistica non è semplice ritrovarsi a svolgere allenamenti da solo e, soprattutto, a non sentire l’aria dello spogliatoio. Sono stato vittima, di riflesso, di questa nuova regola dell’età media: essendo praticamente nel limbo tra under e “vecchi”, sono stato penalizzato. Fortunatamente, il Chieti ha creduto nelle mie qualità: sono stato accolto subito alla grande, sia dal mister che dalla squadra e, soprattutto, ho trovato un gruppo molto affiatato”.

Adesso, dopo l’esordio alla prima partita utile contro il Messina, il destino riserva la beffa della prima trasferta nella “Terra delle Sirene”: “Il Sorrento quest’anno ha costruito un’ottima squadra. Ha un attacco stellare, formato da gente come Maiorino, Catania, Improta e Musetti: giocatori che, se in forma, in questa categoria fanno la differenza. Insomma, sarà una sfida davvero dura, come del resto tutte quelle in programma in questo campionato che, senza dubbio, è il più difficile degli ultimi anni. Un’ultima cosa: qualora dovessi segnare, che nessuno si offenda se manifesto la mia gioia. In carriera tra i professionisti l’ho messa dentro una sola volta, quindi esulterei per una soddisfazione personale e non per farmi beffa dei tifosi sorrentini e della società”.

I cookie, anche di terze parti, ci permettono di migliorare la navigazione e la fornitura di annunci pubblicitari. Proseguendo nella navigazione accetti l'utilizzo dei cookie. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Per più approfondite informazioni ti invitiamo a leggere l'informativa estesa  
I cookie, anche di terze parti, ci permettono di migliorare la navigazione e la fornitura di annunci pubblicitari. Proseguendo nella navigazione accetti l'utilizzo dei cookie. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Per più approfondite informazioni ti invitiamo a leggere l'informativa estesa  



Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

error: Stai cercando di copiare il testo di questo articolo? Ovviamente non hai il permesso per farlo, ma ti ritieni un grande giornalista... in fondo pensi di cambiare qualche parola, di toglierne qualche altra ed hai risolto. Appartieni anche tu a qualche importantissima testata locale che fa centinaia di visite sulla pelle di chi lavora? Magari vieni anche pagato, complimenti!!! Sei proprio un furbacchione tu ed il tuo direttore che te lo permette, abbiamo fatto in modo di renderti il lavoro un po\\\' arduo, abbiamo deciso di farti applicare 1 minuto in più per copiare!!!