II Divisione/B – 4 giornata: “Il punto dell’esperto” Raffaele Novelli

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Raffaele Novelli

Raffaele Novelli

In attesa della chiamata giusta, non riesce a stare lontano dagli stadi di Lega Pro. Rimasto ai margini della panchina per scelta personale, Raffaele Novelli, ex tecnico, tra le altre, di Sorrento, Barletta, Melfi e Salernitana, è l’esperto che, in esclusiva per i lettori di SportInPenisola, si presta a fare il punto dopo la quarta giornata del girone B di Seconda Divisione.

Mister, domenica era sugli spalti dello stadio “Italia” ad assistere alla gara Sorrento – Poggibonsi. Che match ha visto?

“E’ stata una partita con bassa intensità di gioco, caratterizzata da molti errori individuali e dalla prestazione di Maiorino, un calciatore dalle qualità superiori agli altri, che è riuscito a cambiare da solo la partita, creando spesso superiorità numerica e siglando due gol grazie ad azioni individuali. Il Sorrento è stato bravo ad aprire il gioco sugli esterni perché il Poggibonsi, schierato con il 4-3-1-2, ha sfruttato le ridotte dimensioni dello stadio “Italia” per fare densità in mezzo: i cambi di gioco e la bravura degli esterni rossoneri nel saltare l’uomo nell’uno contro uno hanno deciso la partita”.

In campo era netta la differenza di età tra le due compagini: i rossoneri hanno presentato una squadra con una media di 24.5 anni, mentre il Poggibonsi aveva nel classe ’87 Pera l’elemento più esperto. Quanto ha influito ciò sul risultato?

In alcuni episodi i peccati di gioventù dei giallorossi hanno sicuramente pesato: penso all’errore di Ferri Marini nel secondo tempo a tu per tu con Polizzi, seguito dal gol di Maiorino. Nonostante il Sorrento, sia prima che dopo, ha avuto altre occasioni, quel gol avrebbe potuto far girare il vento dalla parte del Poggibonsi.

In generale, crede che l’età media possa essere una discriminante importante ai fini della classifica?

Non credo: le squadre giovani nella prima parte di campionato pagheranno sicuramente dazio. Nella seconda parte, invece, verranno fuori. Quando si lavora con i giovani bisogna avere sempre pazienza perché gli alti e bassi sono sempre all’ordine del giorno. Sono d’accordo con la linea verde imposta dai vertici della Lega Pro, ma solamente se si lavora con i giovani perché si crede in loro e non perché sono portatori di contributi federali. Alle spalle deve esserci un progetto, non la ricerca spasmodica di qualche soldino in più: il campionato di Lega Pro deve essere un serbatoio per le squadre di A e B; se, quindi, un under gioca solo per una questione economica e non per il suo valore, di sicuro non avrà futuro. Di contro ci sono squadre che, anche in Seconda Divisione, hanno speso fior di milioni di euro ma non è detto che poi alla fine raggiungano gli obiettivi stabiliti e, se pure vi riescono, avranno ripercussioni nei campionati successivi, penalizzando soprattutto la tifoseria, la vera proprietaria del patrimonio societario.

Che idea si è fatto del nuovo format dei campionato di Lega Pro?

In Prima Divisione mi sarei aspettato di vedere più squadre lavorare con criterio, ma invece non è stato così. L’assenza di retrocessioni avrebbe dovuto spingere più dirigenti a fare una programmazione intelligente, invece in tanti stanno solamente vivacchiando spendendo il minimo indispensabile, quando sarebbe stato più corretto investire su giovani interessanti da far maturare e poi utilizzare con continuità l’anno prossimo, con un campionato vero. In Seconda Divisione, invece, il tasso tecnico è aumentato, ma leggermente, perché in giro non vedo fenomeni. Tatticamente, invece, vedo poche squadre propositive: in tanti pensano solamente alla fase difensiva e, di conseguenza, non ci sono idee di gioco e quindi spettacolo.

Il Sorrento che ha visto all’opera contro il Poggibonsi può arrivare tra le prime nove?

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Sinceramente me lo auguro, perché conservo un ottimo ricordo della città di Sorrento e dei suoi tifosi. Obiettivamente occorre del tempo prima di dare giudizi su una compagine, ma credo che se la dirigenza riuscirà a fare innesti di qualità nel prossimo mercato di gennaio, il Sorrento può tranquillamente ambire alla Lega Pro unica, contando anche che può fare leva su un ambiente tranquillo che permette di lavorare senza particolari pressioni. Per adesso, considerato anche che molti giocatori si sono aggregati solamente negli ultimi giorni di mercato, penso che quando il Sorrento troverà una condizione fisica ottimale, riuscirà ad esprimere tutte le sue potenzialità. Conosco le qualità di Luca Chiappino per averlo visto all’opera quando guidava la Primavera del Genoa ed io ero alla guida degli Allievi Nazionali: è una persona tenace, riuscirà a centrare l’obiettivo che si è predisposto.

Continua a sorprendere la Vigor Lamezia, ancora in testa a punteggio pieno.

Il segreto dei calabresi è quello di aver confermato Costantino: quando un allenatore conosce da tempo l’ambiente e buona parte dei calciatori a disposizione risulta più facile partire con il piede giusto. L’organico, poi, è ottimo: i calabresi sono una squadra cinica, spesso sorniona, ma sempre pronta a punire l’avversario.

Squadre come Ischia e Foggia, accreditate alla vigilia come corazzate, stanno invece faticando. Secondo lei riusciranno a rientrare nelle posizioni che maggiormente  competono loro?

I veri valori delle squadre si vedranno a partire dalla settima-ottava giornata. Alcune squadre, infatti, hanno fatto dei carichi di lavoro più pesanti che richiedono tempo maggiore per essere smaltiti, mentre altre, partite più “leggere”, magari avranno problemi in corso d’opera. Altre, magari perché ripescate all’ultimo momento o perché costruite negli ultimi giorni di mercato, stanno faticando perché ancora non c’è l’amalgama giusto. Per questo motivo, credo che alcune compagini, come la stessa Ischia, il Cosenza e la Casertana, tra qualche partita verranno fuori.

Finora ci sono stati due avvicendamenti in panchina. Di Costanzo al posto di Fabiano all’Aversa Normanna ed Ugolotti in vece di Capuano, a Caserta. In entrambi i casi i risultati stanno dando ragione alle società.

Non voglio entrare nel merito delle decisioni prese dalle proprietà campane, ci sono situazioni interne che non conosco né mi competono. In generale credo sia riduttivo esonerare un allenatore dopo poche partite: se accade ciò è perché sin dall’inizio si è creduto di non poter andare in fondo con quella guida tecnica. Bisogna che i dirigenti siano più pazienti e attenti nelle valutazioni; spesso, infatti, ci sono vittorie ottenute senza gioco che alle porte presentano sconfitte, mentre, al contrario, sconfitte immeritate che sono l’anticamera di un successo.

Facciamo un po’ di amarcord. Che sensazioni ha provato nel ritornare in penisola sorrentina dopo tanto tempo?

Mi ha fatto piacere ritornare a Sorrento perché ho avuto modo di ritrovare tante persone stimate: con la città e i tifosi c’è stato sempre un ottimo rapporto. Penso di aver fatto bene nella mia, seppur breve, esperienza: presi una squadra con grandi difficoltà, soprattutto mentali e, al di là dei risultati, riuscì a tirarla su. Ebbi ragione anche sotto il profilo tattico perché dissi alla proprietà che Paulinho era una prima punta e perché sistemai la squadra con un modulo, il 4-2-3-1, che venne utilizzato successivamente anche da Simonelli, che mi ringraziò per il lavoro svolto. Stavamo creando un futuro su basi solide, ma il problema era nella proprietà: l’ex presidente Gambardella aveva un rapporto molto amichevole con Simonelli, che andava oltre la professione, e decise del suo ritorno, esonerandomi dopo la sconfitta, peraltro immeritata, di Novara, una squadra che successivamente vinse il campionato, arrivando fino in serie A.

Quando rivedremo Novelli nuovamente in panchina?

Non ho fretta di rientrare, cerco una società organizzata, che mi lasci lavorare.  In estate ho ricevuto diverse proposte da squadre di Prima e Seconda Divisione, ma non avevano i requisiti che cercavo. Se non arriva un progetto importante dall’Italia sono disposto anche a tornare all’estero.

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