I peccati di gioventù del Sorrento

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Il primo undici ufficiale del Sorrento in campionato (foto Pollio)

Il primo undici ufficiale del Sorrento in campionato (foto Pollio)

Una sconfitta che lascia tutti con quel sano amaro gusto di caffè.
Un match vibrante ed intenso per il giovane Sorrento targato Chiappino. Si gioca la palla, si cerca il fraseggio, ma per aprire il petto e proseguire il cammino serve malizia. Quella malizia che manca ai rossoneri.
Il Sorrento sembra esserci. Dinamico e spigliato nel primo tempo, arruffone e distratto nella ripresa. Pregi e difetti di una gioventù che presto dovrà lasciare il passo alla furbizia.
La partenza è quella chiesta da Chiappino. Pressing e gioco.
Alla prima chance i padroni di casa passano.
Triangolazione tra Musetti e Maiorino, diagonale del numero nove e palla nell’angolo lungo.
La squadra tiene bene il campo, palleggia e mette in risalto un Maiorino che sembra già integrato. La dorsale centrale basa tutto su Danucci. Alessio Esposito corre con costrutto e Musetti è ispirato.
Solo al 60 per cento il bomber dopo aver aperto le danze chiama Rosti alla parata da oltre 50 metri.

Positivo in attacco, disastroso in difesa Rocco Benci (foto Penna)

Positivo in attacco, disastroso in difesa Rocco Benci (foto Penna)

Il Lamezia decide che bisogna giocare al gatto col topo. Sornione si rintana nella propria metà campo, ma è lucido nelle ripartenze.
Il tamburello che nell’arco di due minuti vede i costieri sfiorare il raddoppio (Benci due volte e Cavallaro) in tre circostanze ha dell’incredibile. Pipilet e palo dicono che non è tempo.
La legge del calcio, spietatissima in alcuni casi, si materializza all’Italia al secondo dei minuti di recupero. Benci entra in modo goffo su una palla vagante, la tocca col braccio e provoca il rigore con cui Zampaglione rimette tutto in equilibrio.
E’ il gong non di fine round bensì del match per il Sorrento.
Nella ripresa, alla prima palla buona, il Lamezia piazza la pugnalata mortale. Il colpo è inferto da Padulano abile a bruciare Cavallaro e battere Polizzi.
Il morale si spegne, la confusione la fa da padrona e la buona volontà da sola non basta.
Da alunno modello, il Sorrento si trasforma nell’ultimo della classe, la foga è cattiva consigliera della giocata, gli spazi si riducono al lumicino e i calabresi salgono in cattedra. Partita stravolta e la salita si fa durissima.
Quando Benci piazza la seconda zampata in negativo sul match, fallo ed espulsione, i tifosi si mettono l’animo in pace. Mangiapane decide di sfoderare il calcio di punizione dal proprio repertorio e 1-3.
Minimo sforzo e massimo costrutto. La rete di Catania nel finale rende solo meno difficile il boccone da mandar giù per Danucci e compagni.

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