Prato – Sorrento dalla curva: gli insulti ad Avallone, la “contestazione” a Ronzi e le scuse di Rossi

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Il faccia a faccia tra Ronzi e un tifoso

Il faccia a faccia tra Ronzi e un tifoso (foto Massimo Calderaro)

Dalla gioia irrefrenabile per la magia di Tortolano alla rabbia incontenibile per il pareggio repentino di Napoli. Dalla speranza di un guizzo improvviso che potesse spostare l’ago della bilancia di nuovo verso il piatto rossonero allo scoramento per la zuccata da due passi dell’incontenibile attaccante pratese Aiman Napoli, che veste i panni del boia e condanna a morte i costieri. Dalla rabbia incontrollata del quarto d’ora finale alle lacrime, amare e inesorabili, versate al triplice fischio di Ros di Pordenone.

E’ tutta qui l’altalena di emozioni del pomeriggio calcisticamente più brutto vissuto dai tifosi sorrentini negli ultimi ventisei anni. I quasi cento cuori rossoneri che nel settore ospiti del “Lungobisenzio” di Prato hanno palpitato a vuoto sono stati traditi dall’ennesima, scialba, prova di chi quei colori sulle spalle li ha portati senza voglia e senza dignità per una stagione intera, mortificando così una città intera. Cento tifosi da ammirare. Perché partiti (con autobus, pullman, treno e finanche con l’aereo, da Londra) per scortare i propri beniamini nonostante i favori del pronostico e, soprattutto, il risultato della gara di andata suggerissero loro di approfittare della tanto attesa domenica di calura per dedicarsi ad altro.

Con lo spirito di chi accompagna la propria donna sull’altare, i cinquecento e rotti chilometri che separano la costiera da Prato sono stati percorsi trepidando per l’ansia e fantasticando su quello che il verdetto di quegli ultimi novanta minuti della stagione avrebbe sancito. Sapevano di dover soffrire, ma tutti speravano di poter percorrere il tragitto inverso con la gioia nel cuore. In molti nel colpaccio ci credevano davvero. Altri, la minoranza, la possibilità di tornare a casa con le pive nel sacco l’avevano anche messa in cantiere. Ma nessuno si aspettava di rimanere, come si dice a Napoli, “curnut e mazziat”: sconfitti, per di più con una prestazione senza cuore e dignità.

L’aver “ammirato” sul rettangolo di gioco un collettivo così amorfo quando la sola importanza della partita dovrebbe giustificare quegli occhi della tigre che tutti si aspettavano di vedere, è stata la causa principe della rabbia esplosa al raddoppio di Napoli.  Una rabbia cieca, che ha preso vigore con il passare dei minuti. Quando diventava sempre più lampante che, nonostante ci fosse il tempo per ribaltare il risultato, i protagonisti in campo d’impegnarsi seriamente per riscrivere la storia della partita proprio non ne avevano intenzione.

Una rabbia scaricata, senza scrupoli e con profonda convinzione, sul direttore sportivo Salvatore Avallone, reo di aver costruito una squadra inadeguata a disputare un campionato di Prima Divisione. Seduto nella tribuna adiacente il settore ospiti, il ds rossonero è stato bersagliato da insulti irripetibili: “Ladro” il “complimento” più carino, accompagnato da frequenti “Torna a Nocera” e “Quando te ne vai a Salerno?”, sulla scia delle voci di corridoio che lo vogliono promesso sposo della neo-promossa Salernitana.

Una proposopopea di ingiurie ed invettive che, incassate dal diretto interessato senza battere ciglio, ha indotto il presidente Franco Ronzi a tentare di fare da paciere. Avvicinatosi alla recinzione, il massimo dirigente rossonero s’è visto però aggredito verbalmente da due tifosi particolarmente infuriati. Un’uscita fuori dalle righe fatta rientrare subito da altri supporters e certificata dagli applausi rivolti all’uomo di fiducia di MSC e dall’eloquente “Presidente, lei è l’unico a salvarsi”.

Le scuse di Rossi ai tifosi (foto Massimo Calderaro)

Il festival dello sfogo è poi continuato con bersaglio i calciatori in campo che, a turno, si beccavano la loro, sacrosanta, reazione di fischi per l’indecoroso spettacolo offerto. Tutti tranne uno: Generoso Rossi. L’unico, come al solito, a presentarsi, in lacrime, sotto lo spicchio di stadio riservato ai tifosi rossoneri. Accolto e accompagnato da applausi al suo rientro negli spogliatoi, il portiere napoletano si è scusato per la magra figura fatta da lui e dai suoi compagni. Un gesto, l’ennesimo di un calciatore il quale, prima di essere professionista è un grande uomo, che ha alleviato, seppur di poco, il dolore del ritorno.

Perché il tourbillon di sensazioni si è concluso come peggio non si poteva. Con la morte nel cuore, ma con la speranza di rinascere presto. Perché a un momento negativo ne corrisponde uno positivo: l’altalena di emozioni del “Lungobisenzio” lo ha insegnato.

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