Sorrento: La storia infinita scritta in estate

I cookie, anche di terze parti, ci permettono di migliorare la navigazione e la fornitura di annunci pubblicitari. Proseguendo nella navigazione accetti l'utilizzo dei cookie. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Per più approfondite informazioni ti invitiamo a leggere l'informativa estesa  
I cookie, anche di terze parti, ci permettono di migliorare la navigazione e la fornitura di annunci pubblicitari. Proseguendo nella navigazione accetti l'utilizzo dei cookie. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Per più approfondite informazioni ti invitiamo a leggere l'informativa estesa  
Oltre 100 i supporter rossoneri al Lungobisenzio. La sconfitta è di tutti, ma forse non loro (foto Pollio)

Oltre 100 i supporter rossoneri al Lungobisenzio. La sconfitta è di tutti, ma forse non loro (foto Pollio)

Ci sarebbero tanti modi per dire in due parole che il Sorrento è retrocesso in Seconda Divisione.
Fatto. Non si è ripetuta la storia del 2 giugno. Ad un giorno da ricordare si assocerà nelle mente di tanti anche uno da cancellare.
Dopo 26 anni si retrocede sul campo.
Una sorte che ad alcuni è parsa solo la logica conclusione di una stagione nella quale a volte si è visto che a crederci fossero solo i tifosi.
Fatto un piccolo miracolo sportivo in estate: mantenere il titolo dei professionisti, tutto è andato a carte 48.
Le colpe sono da dividersi equamente tra società, allenatori e calciatori.
Veder piangere il solo Alessio Esposito, mentre Tortolano è a terra, quando Gegè Rossi chiede scusa ai tifosi con gli altri via a metter la testa sotto la doccia deve far pensare.
Dopo aver scelto Bucaro e aver lasciato appeso il mercato al motto “ fuori tutti e poi si ricostruisce” è nata una squadra che in molti aspetti è parsa un’armata Brancaleone senza condottiero.
Fughe di giocatori, prove di altri, i no grazie facevano capire che qualche cosa non andava.
Misero il bottino di punti dell’ex tecnico del Pomigliano che aveva, però, dato una forma ad un undici troppo sfilacciato.
Il cambio in corsa, l’arrivo di Papagni e l’arrembaggio continuo per centrare i play-out.
Un mercatino delle pulci a gennaio e 14 gare inghiottite in un sol colpo quasi fosse un bicchiere di grappa.
Un colpo secco allo stomaco come la girata di testa di Aiman Napoli. 2-1 per il Prato e il castello di sabbia che viene portato al largo dai marosi.
Una tabula rasa nella mente dei giocatori. Una squadra senza cuore, incapace di reagire in balia dell’avversario come più volte è parsa in alcuni momenti della stagione.
Lo specchio fedele delle lotte intestine, dei battibecchi che hanno accompagnato tutti i dirigenti nella gestione del gruppo. Una sorta di comari del paese. Aspetto che caratterizza i fallimenti. La costruzione deve partire dalla scrivania.
Cosa si farà nelle stanze dei bottoni di via Corso Italia? Neppure i più bravi lo sanno. Passaggio di mano? È quello che i tifosi auspicano. Continuare così non avrebbe senso e condurrebbe dritti dritti senza passare dal via alla serie D. La riforma è alle porte.
Ripescaggio? Forse, ma chi avrebbe la forza di trovare i fondi necessari a garantire la fidejussione. Adesso inizia la seconda fase.
Di promesse fatte e mai mantenute dalla classe politica la piazza ne ha piene le scatole. Sullo stadio si sono costruite campagne elettorali per anni, ma la centrale sembra essere un residuato bellico. Qualcuno sarà contento. Per l’ennesima volta l’anguilla campo sguscerà via dalle mani degli amministratori che vogliono offrire turismo, ma senza creare strutture.
Lo sport è spesso catalizzatore di interessi, ma a parte parlare del famosissimo “brand” e vedere inglesi su inglesi entrare all’Italia, scattare una foto senza neppure avere la benché minima idea di cosa rappresenti quello “stadio” dovrebbe portare tutti a riflettere.

I cookie, anche di terze parti, ci permettono di migliorare la navigazione e la fornitura di annunci pubblicitari. Proseguendo nella navigazione accetti l'utilizzo dei cookie. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Per più approfondite informazioni ti invitiamo a leggere l'informativa estesa  
I cookie, anche di terze parti, ci permettono di migliorare la navigazione e la fornitura di annunci pubblicitari. Proseguendo nella navigazione accetti l'utilizzo dei cookie. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Per più approfondite informazioni ti invitiamo a leggere l'informativa estesa  



One thought on “Sorrento: La storia infinita scritta in estate

  1. Rino Vinaccia

    Oggi mi chiedo, non si potrebbe immaginare una squadra in C2 costituita per la maggior parte da ragazzi della penisola?!?!?!….la settimana scorsa sono stato a vedere la partita al campo italia finita 1-1 contro il prato, da quello che ho notato i giocatori visti in campo non sembrano essere così superiori per quanto riguarda i valori tecnici, da quelli che sono i “calciatori” più noti (si parla di valori tecnici) della Penisola. Utopia??

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

error: Stai cercando di copiare il testo di questo articolo? Ovviamente non hai il permesso per farlo, ma ti ritieni un grande giornalista... in fondo pensi di cambiare qualche parola, di toglierne qualche altra ed hai risolto. Appartieni anche tu a qualche importantissima testata locale che fa centinaia di visite sulla pelle di chi lavora? Magari vieni anche pagato, complimenti!!! Sei proprio un furbacchione tu ed il tuo direttore che te lo permette, abbiamo fatto in modo di renderti il lavoro un po\\\' arduo, abbiamo deciso di farti applicare 1 minuto in più per copiare!!!