La stagione d’oro del Sant’Agnello

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Due protagonisti assoluti di una stagione quasi commovente: Guarracino e Serrapica festeggiano una straordinaria salvezza

Sant’Agnello – Salvezza. Facile a pronunciarla ora, questa semplice parola dagli echi biblici, ma presidente, allenatore e giocatori del  Sant’Agnello hanno faticato tanto a concretizzarla, lettera dopo lettera, risultato dopo risultato. Si è chiusa una stagione storica per il sodalizio presieduto da Alberto Negri, una stagione bella e complicata che rappresenta il punto, forse di partenza, forse di non ritorno, di una delle migliori società del panorama calcistico campano e nazionale. La promozione a tavolino dopo la bella salvezza raggiunta nella scorsa stagione sembrava un passo forse troppo azzardato, considerata l’atavica assenza di un campo di gioco complicata poi dalla chiusura del centro sportivo di Via dei Pini che ha privato il team persino di un campo d’allenamento. Tutto è ripartito dalla forte consapevolezza di potercela fare del duo Negri-Guarracino, dal sit in pacifico davanti al comune di Sant’Agnello dai primi risultati positivi che sono arrivati dopo un inizio non entusiasmante, caratterizzato dalle sconfitte con Massa e Libertas Stabia. Le vittorie con Eclanese e Virtus Scafatese hanno dato coraggio ad una truppa giovane e spigliata, ma anche inesperta come si è palesato, insieme ai problemi in attacco, nelle tre sconfitte consecutive con le concorrenti Atri, Cicciano e Palmese. Chiusura di girone da brividi con le prime tre classificate ma qualcosa cambia, con la rivoluzione in attacco orchestrata dalla dirigenza e soprattutto con l’arrivo di un giocatore esperto come Giovanni Serrapica, vero e proprio ago della bilancia della stagione biancoblu. Con lui in campo la squadra sembra diversa e anche un Vico schiacciasassi primo in classifica per distacco non riesce a dominare il derby del Cerulli, spuntandola solo con una doppietta di un difensore, Cirillo. Il nuovo arrivo in casa santanellese nasconde la mancanza di un attaccante vero dopo la partenza di Caracciolo e Montoro. Davanti sono Fiorentino e Cioffi a tirar la carretta ma il primo si dimostra subito all’altezza del compito affidatogli aprendo le danze nel derby vittorioso contro il Massa alla prima di ritorno. E’ una squadra diversa, concreta, che comincia a fa punti anche con le grandi e si distacca dai bassifondi battendo sistematicamente le dirette concorrenti per la salvezza. La difesa comincia a mostrarsi granitica con Sessa e Di Donna a guidare la retroguardia, Serrapica dirige Inserra ed Esposito che crescono esponenzialmente e davanti Fiorentino e Scippa riescono a dare quel peso che sembrava mancare. Nelle prime otto giornate solo una sconfitta con il Città di Campagna ferma la corsa della squadra che perde anche a Palma per un rigore inesistente ma conquista di fatto la salvezza con lo 0-3 alla Vis San Giorgio. Poi le partite capolavoro con Torrecuso e Vico Equense. Carotenuto e company vincono senza dominare, anzi, si fanno spaventare dal gol di Inserra e dal pareggio sfiorato da Scippa, mentre il Vico di Ciaramella vede i mostri in casa: due volte in svantaggio, vince con l’esperienza nel recupero dopo una prestazione ospite da applausi a scena aperta. La sconfitta con il Trentinara non conta, l’obiettivo è raggiunto. Evitare i playout sembrava già un impresa, il Sant’Agnello ha fatto meglio, ha fatto il massimo. Un massimo che Guarracino e Negri dicono di non poter superare. Forse i fatti dicono davvero questo, ma fermare adesso la corsa di una squadra partita dalla seconda categoria e arrivata alla soglia del professionismo contro tutto e tutti, contro amministrazioni disinteressate, contro i sigilli al campo, contro le difficoltà economiche, vincendo tanto a livello giovanile e lanciando ragazzi della penisola senza ricorrere ad onerosi ingaggi di esperti forestieri no, forse non è giusto. Difficile, ma ingiusto. Lo sport “minore” costiero ha dimostrato di valere più di quanto venga considerato e una società come il Sant’Agnello che riesce a raggiungere questi obiettivi deve continuare a vivere e lavorare, per il bene di tutto il movimento, anche se contro tutti.

©Riproduzione Riservata

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