L’arbitro Saia aiuta l’Avellino: il poker al Sorrento è servito

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L’arbitro Saia di Palermo assegna il primo giallo ad un incredulo Konan (foto Penna)

Forse, avrebbe fatto meno male anche perdere con un passivo più robusto, ma senza l’impressione di essere stati palesemente defraudati da un arbitraggio a dir poco scandaloso. L’1-4 con cui l’Avellino dell’ex Massimo Rastelli esce vittorioso 63 anni dopo dallo stadio “Italia” è giusto. Non è giusto, però, che nello scontro tra il Davide rossonero ed il Golia bianco verde, il signor Francesco Paolo Saia di Palermo abbia palesemente condizionato l’esito della gara. Non lo meritano gli irpini, il cui rooster è sicuramente migliore di quello a disposizione di Papagni, e forse anche di tutte le altre squadre del raggruppamento, nonostante i sedici rigori a favore facciano, lecitamente, pensar male. Ma non lo merita sicuramente neanche il Sorrento che, dopo il furto di Benevento, si vede ancora una volta penalizzato dalla giacchetta nera di turno.

Due le clamorose sviste di Saia che, a conti fatti, hanno servito su un piatto d’oro i tre punti ai lupi avellinesi. Due chiamate errate che hanno spianato la strada della vittoria agli uomini di Rastelli. La prima, arrivata dopo solamente sette giri di lancette dal fischio iniziale, ha tagliato le gambe ad un Sorrento sceso in campo con la giusta concentrazione e soprattutto senza alcun timore reverenziale nei confronti della capolista. Una mentalità che, se mantenuta per tutto l’arco della gara, avrebbe forse portato ben altro esito. Ma che è stata spazzata via, in un lampo, dal fischio assurdo con il quale il direttore di gara ha regalato a Castaldo l’occasione di trafiggere Polizzi dagli undici metri. Sul cross dalla sinistra di Millesi, il contatto tra di Nunzio e De Angelis, appostato giusto un metro dentro i sedici metri, non c’è: dopo il controllo, il numero sette avellinese, nel tentativo di superare il capitano rossonero cade volontariamente, senza che il difensore rossonero allarghi neanche la gamba. Una simulazione colossale, che per Saia non solo vale il tiro dal dischetto, ma anche un ammonizione, rivelatasi poi ancor più dannosa nel secondo tempo, per il difensore costiero.

Il gol subito e, soprattutto, la sensazione di essere stati ancora una volta maltrattati dal direttore di gara fa afflosciare il Sorrento che, già col morale a pezzi, perde parte della convinzione con cui aveva ben interpretato l’inizio di gara. Mancando la giusta concentrazione, vengono fuori anche tutti i limiti della squadra di Papagni che non riesce a rimettere in piedi la gara: a centrocampo, Beati come al solito è un fantasma, mentre Salvi, più che battagliare, proprio non riesce a fare. Davanti, invece, Corsetti, talmente è abulico, sembra che non ci sia.

Come se non bastasse la chiamata folle di Saia e la difficoltà a fare gioco, ci si mette, come troppo spesso accade, l’errore di un singolo a complicare la già intricata matassa: ancora una volta, il pasticcio lo fa Kostadinovic che, nell’incauta, quanto inspiegabile, decisione di uscire palla al piede dalla difesa, si fa fermare da Millesi il quale, non prima di averlo ringraziato, s’invola verso l’area e col sinistro serve un pallone col contagiri per Biancolino. Il numero nove biancoverde, liberatosi della marcatura di Balzano, appoggia di testa per il 2-0 che, dopo soli venti minuti, suona già come marcia funebre per il Sorrento.

Emiliano Tortolano, suo l’assist per il gol di Bernardo (foto Pollio)

Duri a consegnare lo scalpo agli avversari, la reazione sorrentina è affidata a Tortolano e Bernardo, gli unici davvero in palla. L’ex Latina freme dalla voglia di essere protagonista e quando affonda mette i brividi a Zappacosta. L’attaccante siciliano, preferito ancora una volta a Musetti, è invece fondamentale nel far salire la squadra, battagliando in solitaria contro Izzo e Giosa. Proprio da quest’asse, tre minuti dopo l’inzuccata di Biancolino, nasce il gol del 2-1 che rimette in carreggiata il Sorrento. Su un calcio di punizione dalla trequarti sinistra, Tortolano è abile nel pescare Bernardo al limite dell’area. L’attaccante ex Cavese lo è ancora di più nel contorcersi e deviare con la nuca il pallone che, assunta una traiettoria letale, bacia il palo lungo e si deposita alle spalle dell’incolpevole Di Masi.

La fiammata improvvisa dei padroni di casa spegne l’ardore degli ospiti che calano vertiginosamente il ritmo, offrendo il fianco ai rossoneri che però non riescono a rendersi più pericolosi: senza i giusti rifornimenti dal centrocampo, per Bernardo diventa difficile inventarsi qualcosa, così come per Tortolano, ingabbiato dal raddoppio di D’Angelo, che appoggia Zappacosta nella marcatura del furetto romano. Così, mentre D’Angelo, sul finire della prima frazione di gioco, servito ancora da un superbo Millesi, manda alle stelle il destro in diagonale, per rivedere i rossoneri pericolosi bisogna aspettare il primo minuto della ripresa: ancora da calcio piazzato, sempre Tortolano trova la testa di Nocentini che allunga per Di Nunzio, ma il capitano rossonero, lasciato solo sul secondo palo, non ha la freddezza giusta per inquadrare la porta e trafiggere Di Masi e spedisce a lato di un soffio.

L’Avellino, di contro, fatica a trovare gli spazi giusti anche perché Salvi, dopo un inizio shock, cresce e comincia a far bene il suo lavoro di schermo davanti la difesa. Ma al 55’ le poche certezze che il Sorrento faticosamente prova a costruirsi per raggiungere il pareggio crollano. Un tiro-cross velleitario di D’Angelo sbatte sul braccio largo di Di Nunzio. Rigore stavolta sacrosanto, il secondo giallo (dopo il primo inventato) assolutamente no. Il tocco del capitano rossonero è involontario e per di più il pallone di D’Angelo non sarebbe mai arrivato a nessun compagno appostato in area. Ergo, due gialli inesistenti per Di Nunzio, che va anzitempo sotto la doccia, e 3-1 per l’Avellino, con De Angelis freddo a battere Polizzi. In dieci e sotto di due gol per il Sorrento è notte fonda. Lo scoramento in campo tra i rossoneri è palese, anche perché gli uomini di Rastelli al ’68 piazzano il poker con una zampata di Zigoni, ben servito da un cross di Zappacosta.

Con la partita già decisa, ad alimentare la tensione ci si mette ancora una volta il signor Saia di Palermo che completa la sua personale opera di devastazione. Al 72’, infatti, Konan, entrato da appena quattro minuti, atterra Pezzella nella metà campo avellinese: per il coloured, al primo fallo, scatta un giallo severissimo. Come se non bastasse, poi, un minuto dopo, ancora Konan ruba palla a D’Angelo e, involatosi in contropiede, è steso in area da Giosa che lo sgambetta all’ingresso dei sedici metri. Rigore solare, eclatante. Con annesso giallo per Giosa che, già ammonito, avrebbe pareggiato il conto degli uomini in campo. Per Saia, invece, niente tiro dal dischetto: l’attaccante rossonero ha simulato e per doppio giallo deve andare sotto la doccia. Decisione assurda che priva il Sorrento della possibilità di provare, in parità numerica, a ristabilire anche la parità del punteggio.

Punteggio che non cambierà più, perché l’Avellino, già pago, non infierisce su un Sorrento scorato e ridotto in nove, con la testa già alla sfida salvezza di Barletta dove, anche e soprattutto per colpa di Saia, sarà privo di tre pedine fondamentali come Konan, Di Nunzio e Nocentini, quest’ultimo diffidato e ammonito.

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