Tim Cup: Un 4-1 troppo pesante

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Tra i migliori in campo Francesco Di Nunzio (foto Penna)

Pesante, troppo pesante. Il passivo con cui al “Picco” lo Spezia di Serena regola il Sorrento non rispecchia in pieno i valori che si sono visti in campo. E’ ingiusto il 4-1 che matura in terra spezzina e che di fatto regala agli aquilotti bianconeri l’accesso al terzo turno preliminare della TIM CUP. Tre gol di scarto sono troppi per un Sorrento che ha venduto cara la pelle, dimostrando, soprattutto nella prima frazione di gioco, un’organizzazione tattica impeccabile ed un’applicazione mentale generale che fa ben sperare per l’immediato futuro. A pesare come un macigno sull’economia del match, prima dell’evidente disparità tecnica tra le due compagini (lo Spezia, è bene ricordarlo, è una squadra di B che ambisce alla promozione nella massima serie) è soprattutto l’evidente migliore condizione fisica dei bianconeri, partiti prima in ritiro e quindi una spanna avanti nella tenuta atletica. La partita, infatti, è cambiata nella ripresa, con lo Spezia che ha trovato nel serbatoio le energie giuste per mettere la testa avanti definitivamente. Energie che il Sorrento di Bucaro non ha, perché il sintetico dello stadio “Italia” misto al caldo d’agosto è tutto tranne che salutare per le gambe di calciatori professionisti. Che hanno comunque dato l’anima, finchè il fiato li ha sorretti. Insieme al povero Bucaro che dalla panchina si è sbracciato, ha incitato i suoi a crederci ma, quando ha pensato all’ipotesi sostituzione e si è voltato, ha capito che il più era già deciso, visto anche che il collega Serena pescava dal mazzo il jolly Evacuo che a conti fatti ha regalato allo Spezia il passaggio del turno.

Disparità di ogni genere a parte, la base, ottima, da cui ripartire sono i primi quarantacinque minuti di gioco, anche se giocati con in campo solamente due “under”, Ambrosio in porta e Balzano sulla corsia difensiva destra, con Vanin spostato esterno d’attacco.

Veloce, pratico e con le idee giuste. Nel primo tempo al “Picco” va in scena un Sorrento che non ti aspetti, da stropicciarsi gli occhi e mettere a fuoco bene le distinte di gara. Perché, per lunghi tratti, la squadra che milita in serie B sembra proprio quella costiera, con lo Spezia imbambolato e intimorito dalle continue folate degli avanti costieri. Il più ispirato è senza ombra di dubbio Basso, a cui l’area di casa (lui che è nativo di Chiavari) sembra fare davvero bene. Devastante quando è col pallone tra i piedi, i compagni lo cercano con insistenza e lui risponde presente, colpendo al cuore la difesa spezzina con folate degne dell’ultimo Bolt. Peccato manchi un po’ di mira al momento dellaa finalizzazione e soprattutto la giusta assistenza dai compagni di reparto Corsetti e Vanin, due “adattati” per l’ormai cronica mancanza di attaccanti di ruolo. Al primo non è riuscita l’impresa di ripetere il magico pomeriggio di domenica scorsa, perché Schiavi e Benedetti hanno picchiato duro tutta la partita, stoppando col fisico i tentativi del furetto di Velletri di uscire dalla morsa. Completamente estraneo al gioco, invece, il capitano Vanin, riproposto ala destra anni dopo ma con scarsi risultati: senza i tempi d’inserimento e senza soprattutto la possibilità di scalpitare scambiando con i compagni, il capitano ha deluso. Ha fatto bene, invece, chi per una sera (e vista la prestazione forse anche per il prosieguo della stagione) ha ricoperto il suo ruolo: Dario Balzano, infatti, ha sfoderato una grande prestazione, lottando col cuore e col fisico contro due volpi come Sansovini e Pichlmann: un test probante, da cui è uscito a testa alta come nei tanti corpo a corpo in cui è stato chiamato a fronteggiarsi. Duelli che si sono visti anche nella zona centrale, con Di Nunzio e Nocentini che ha turno hanno lanciato il guantone della sfida all’austriaco Pichlmann, chiudendogli i rifornimenti sia per via aerea che per via terrestre. Una coppia, quella centrale rossonera, che ha dimostrato grande affiatamento e senso della posizione. Dove si è sofferto e dove, in particolare, si è consegnata la chiave del match nelle mani dello Spezia è stata l’intera corsia mancina. La dorsale Bonomi-Greco-Basso è stata surclassata dal binario destro spezzino, con Madonna e Bovo che dalla mezz’ora della prima frazione, forti della superiorità numerica, hanno cominciato a spingere ed a scodellare al centro dell’area palloni invitanti per i centimetri di Pichlmann e i relativi inserimenti di Sansovini. Dall’altro lato, invece, va apprezzata la generosità di un Beati ritrovato, bravo sia in fase d’impostazione ma soprattutto in quella di non possesso, dove si è sacrificato ed ha impedito che Balzano si trovasse solo a fronteggiare Garofalo e Lollo. Attenzione e applicazione che hanno pagato per tutta la prima frazione di gioco ma che, in lui come in tutti gli altri suoi compagni, è venuta a mancare durante la ripresa causa mancanza di ossigeno nei polmoni. Ossigeno che lo Spezia ha dimostrato di avere in abbondanza, soprattutto nel suo centrocampo pieno di muscoli, con Bovo e Porcari che hanno preso la squadra per mano e l’hanno condotta alla vittoria per 4-1. Quattro gol “fortunosi” che comunque fanno il paio con le altre occasioni sprecate sotto porta. Il goal di Basso, invece, arrivato subito dopo il 2-0, è frutto anche della caparbietà di Corsetti che ha creduto nell’errore della difesa ligure ed ha servito Basso che ha completato l’opera. Caparbietà che tutta la squadra ha dimostrato anche in quei minuti tra il 2-1 e il doppio colpo che ha fissato il punteggio sul 4-1. Eccolo qui un altro elemento da cui ripartire. Peccato solo che questa partita non si possa rigiocare. Perché, con un ritiro fatto in altura a tempo debito ed una punta di ruolo a completare il tridente, beh, il risultato non sarebbe stato sicuramente questo tremendo 4-1…

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