Sorrento, il day after Foligno tra rossi, scelte sbagliate e mentalità da provinciale

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Nel calcio, come nella vita, con i se e con i ma non si va da nessuna parte. Né, come nel cinema, si può giocare a ‘Sliding doors’: cosa sarebbe successo a Foligno se Romeo non avesse steso Caturano ed il Sorrento avesse giocato in parità numerica non è dato saperlo, così come cosa sarebbe successo se, sul cross di Tuia, Nocentini non si fosse addormentato e non avesse lasciato Guidone colpire indisturbato di testa, oppure se Rossi fosse uscito sul traversone dalla sinistra di Carroccio, anticipando Galluppo.

Visto così, il day after la nefasta trasferta folignate è ricco di dubbi e di quesiti amletici. Detto precedentemente di quelli non risolvibili, l’amaro in bocca resta per un’altra (dopo Reggio Emilia) occasione sciupata. Visti i mezzi passi falsi delle squadre (Ternana compresa) che precedono i rossoneri in classifica, il Sorrento può mordersi le mani per aver mancato l’appuntamento con quei tre punti che, se colti, avrebbero spalancato orizzonti e scenari idilliaci. Invece, deve tornare di nuovo a guardarsi le spalle da quel Benevento che, neanche una settimana fa, sembrava già bello che moribondo, lontano quindi dal rappresentare un pericolo e che adesso torna a farsi minaccioso.

Il 2-1 finale dell’Enzo Blasone’ è merito del Foligno, assetato di punti per risollevarsi dall’ultima piazza, o demerito del Sorrento, imborghesito dalla vittoria nel derby con i sanniti? La verità come nella maggior parte dei casi sta nel mezzo, anche se a far pendere l’ago della bilancia dalla parte dei falchetti, oltre agli episodi in campo, ci sono anche un paio di scelte tattiche quanto meno discutibili di Ruotolo e la lettura sbagliata della partita dopo il rosso a Romeo.

In primo luogo, grandi dubbi rimangono sulla scelta del tecnico rossonero di optare per la difesa a 3, quando, nonostante le numerose assenze nel pacchetto arretrato, una linea a 4 con Romeo-Nocentini-Sabato-Bonomi ai più era apparsa la scelta più logica perché non mortificava le qualità di Corsetti (alla prima da quinto di centrocampo, poco avvezzo alla fase difensiva come dimostrato proprio in occasione del rosso a Romeo quando, non arretrando, ha costretto all’uscita su Caturano il difensore palermitano) e soprattutto quelle di Croce, inventato interno di centrocampo in un 3-5-2 che non gli lasciava possibilità di sgroppare come lui sa e come ha dimostrato di avere fiato per fare, ma solo nel secondo tempo, quando, arretrato Bonomi sulla linea dei difensori, ha avuto campo libero per cercare l’out.

Un secondo tempo (ed anche l’ultima parte del primo) che il Sorrento in 10 ha interpretato come la più classica delle squadre provinciali, arroccata in difesa, con il solo Ginestra lasciato a battagliare contro l’intera difesa umbra. Mai atteggiamento fu più sbagliato perché, nonostante la superiorità numerica, nei primi trenta minuti di gioco il Foligno sembrava accontentarsi del pareggio al cospetto di una delle corazzate del girone, salvo poi prendere fiducia, approfittare della libertà concessa dal Sorrento e piazzare la stoccata finale in pieno recupero. Sliding doors: cosa sarebbe successo se i costieri avessero svestito l’abito della provinciale e provato ad imporre il proprio gioco anche in 10?

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