La Champion’s risveglia il Napoli e addormenta le grandi

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Devastante Lavezzi contro il Villareal (Foto Franco romano)

Le luci della Champion’s abbagliano, creano strani giochi di colori in cui spesso è difficile stabilire se ciò che luccica è davvero oro o è qualche metallo meno pregiato. Al momento dei sorteggi, infatti, probabilmente anche per un malcostume giornalistico nato negli ultimi decenni, luccica chi ha puntato forte “in danè”, a soldi. Ed ecco che nascono i miti: il Real Madrid, il Chelsea e l’ultimo spauracchio dalle tasche grondanti oro, il Manchester City. Squadre che dovrebbero spaccare il mondo, pompate all’inverosimile da cronisti e milioni di pseudo intenditori di calcio che eccitati dalle gesta very cafonal (per rubare un termine a Dagospia) dei presidenti al momento del calciomercato le pronosticano come ammazza-torneo.
Per chi scrive, invece, l’esempio perfetto da non seguire per aver successo nel pallone sono Chelsea, Real Madrid e City, e di conseguenza, se esistesse il manuale del perfetto presidente, Abramovich, Perez (e con lui Calderon) e Al Mansour sarebbero da considerare come un “se potrebbe” nel manuale di grammatica italiana. I blancos degli innumerevoli miliardi spesi per ogni campione o simil tale si muova sul globo, hanno all’attivo una semifinale di champion’s in dieci anni e il riconoscimento ufficiale (non proprio piacevole) di eterna seconda dell’odiata rivale Barcellona. Facile vincere l’effimero titolo di regina del mercato estivo prendendo ogni anno Kakà, Cristiano Ronaldo, Di Maria, Ozil, Kedira, Huntelaar, Robben, Sneijder, Benzema ecc ecc, più difficile metterli in campo…odioso, infine, svenderli reputandoli bolliti e vederli vincere a tuo discapito. Stesso discorso per Abramovich, sebbene solo un po’ di terreno scivoloso abbia separato la sua squadra da una vittoria della Champion’s. Tuttavia il magnate russo sembra più propenso a una sorta di austerity, ben inteso, però, un cinquantino su un logoro Torres o su Mata và pur sempre piazzato, siamo sempre paperoni, suvvia. Neofita dell’inutil spendere è Mansour, che fornisce a Mancini (a prezzi scandalosi) un attacco sontuoso, con il pluridolatrato (ma perché mai?) Dzeko e poi Aguero, e poi Silva e poi a centrocampo Tourè e poi e poi e poi…figuracce in Europa.
Va bene, è inutile citare il Barca come esempio, troppo semplice (eppure, ancora bisogna trovare una squadra che per 7-8/11 è composta da elementi del vivaio, ma non in Champion’s, pure in una serie B), e allora a chi guardare? Il Manchester, quello forte davvero (a prescindere dalla sciagurata prestazione col Basilea) è ai vertici da 15 anni (due vittorie, due finali e così via) ma di acquisti sontuosi, giusto per spendere, non ve n’è traccia, scommesse si, tante, e quasi tutte vinte: Rooney era un giovincello 18enne entrato quasi per sbaglio in una partita dell’Everton, Cristiano Ronaldo, prima della superstar patinata di adesso era un promettente ventenne dello Sporting Lisbona (per intenderci, come Veloso, Moutinho, Coentrao…) e poi Scholes, Carrik, O’Shea, El Chacharito, Nani…magari Vidic è stato pagato un po’ troppo, ma spiccioli, per quei risultati.
Magari una citazioncella la merita anche il Napoli, bilancio sempre in attivo, dato per spacciato nel girone più duro della Champion’s, ma ancora lì a giocarsela: magari non si qualificherà, magari subirà il ritorno della corazzata City rinsavita dalle cure del Mancio…ma vuoi mettere un’utilitaria che sgomma in faccia ai super Suv dei padroni della benzina?

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