Napoli e Milan che imprese, flop Inter

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Determinate Edinson CAvani

“Scontato”, è una parola che per la Champion’s League sembra avere poco o nessun valore. Eh già, perché ogni tifoso milanista, in cuor proprio, esulando le speranze, avrà considerato scontata una sconfitta al Camp Nou a calendario appena compilato, così come i napoletani, per il debutto contro la corazzata City e all’inverso gli interisti, in debito con la sorte per aver trovato nell’urna, oltre al Cska e al Lille, una squadretta turca ripescata.
E invece Pato che si beve dopo pochi secondi Mascherano e Busquets, e segna zittendo i tifosi blaugrana è il primo segnale che in questa competizione di scontato c’è ben poco.
La partita del Milan dimostra che Allegri non avrà un gioco spumeggiante e da ricordare nei libri di tattica, ma è intelligente, molto, e sa leggere alla perfezione le partite: se i rossoneri avessero avuto la sfrontatezza di andare al Camp Nou a giocarsela, probabilmente, avrebbero perso e male, invece il tecnico toscano ha deciso di far leva sul punto forte dei rossoneri, la coppia Nesta – Thiago Silva, per arginare i blaugrana e ripartire in contropiede con Seedorf e Pato.
Occhio però, le ripartenze sono state tre soltanto: quella del goal, una non concretizzata e quella della disperazione, al novantaduesimo, che ha portato al goal da calcio d’angolo. Non è una nota di demerito, col Barca devi provare a far così: cinismo spietato, far male anche nella mezza occasione che i blaugrana concedono.
Una riflessione la merita anche il Barcellona: chi scrive è un fan sfegatato del modello catalano, del suo mister  e del gioco che la squadra esprime, tuttavia l’intelligenza del calcio dovrebbe portare a capire che è bene attenersi a un piano ed educare (obbligare in questo caso) i giocatori a seguirlo, ma non si può nemmeno diventare schiavi di tutto ciò. Un possesso al 70% nella trequarti avversaria, spesso, nel caso del Barca, si trasforma in vari goal grazie agli spazi che maghi come Messi e Iniesta creano con il tiqui – taca, se ciò non accade però, sarebbe indicato passare dal fioretto alla sciabola. Guardiola considera cross e tiri da fuori una sorta di bestemmia, però, se Dani Alves scende 40 volte sulla destra per differenza di forze con Zambrotta, e se Iniesta o Villa hanno la possibilità di tirare da fuori agevolmente, quando sei due a uno e devi chiudere la partita un po’ di blasfemia te la puoi concedere per chiudere la partita. Guardiola dovrebbe ricordare, infatti, che una Champion’s l’ha vinta anche grazie a una “bestemmia” di Iniesta, con un tiro della disperazione oltre il 90esimo, contro il Chelsea.
Sarà rimasto sorpreso chi si aspettava il solito Napoli col complesso di inferiorità: a Manchester la squadra di Mazzarri usa alla perfezione la sua arma prediletta, quella del contropiede, becca una traversa con un Lavezzi splendido, rischia di andare in vantaggio con Hamsik e ci va per davvero con Cavani, andando vicino a chiudere la partita poco dopo con Hamsik. Ottima l’interpretazione della partita degli azzurri, molto meno quella del City, convinta di avere nei fuoriclasse come Silva, Aguero, Dzeko, Tevez e Nasri un’arma infallibile che in ogni caso ti porterà a farne uno più degli avversari. Continui così il Napoli, accorto ma senza nessun timore reverenziale, che sia il Bayern o il Cesena gli uomini di Mazzarri restando uniti e soprattutto affamati, si toglieranno altre soddisfazioni.
Lascia senza parole invece la partita dell’Inter: certo, i nerazzurri giocano tutta la partita, sbagliano almeno 4 goal facili facili mentre gli avversari si inventano il goal alla prima occasione in cui sono usciti dalla loro metà campo. Però, se perdi in casa con una squadra che probabilmente, se giocasse in A, avrebbe moltissime difficoltà a salvarsi, non hai giustificazioni. La squadra di Gasperini è in confusione, alcuni dei big sugli scudi nelle stagioni passate sembrano stanchi e senza voglia, i nuovi acquisti, invece, appaiono spesso non all’altezza. E’ inutile bocciare la squadra dopo una partita di campionato e una di champion’s, ma è bene che i campanelli d’allarme, che in queste settimane tintinnano all’impazzata, siano colti seriamente.

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