Il calcio ai piedi del “dio denaro”

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foto calcioblog.it

Sul week end della vergogna del calcio italiano se ne sono dette tante, probabilmente però non abbastanza e non in maniera del tutto corretta. Dall’Assocalciatori trapela l’invito a individuare come responsabili del blocco dei campionati i club, che hanno voluto forzare la mano, e non i giocatori, promotori, secondo loro, di richieste ragionevoli.
Di certo nessuno si sognerebbe di non imputare gran parte delle colpe che hanno portato al marciume in cui versa il calcio italiano ai club, ma siamo sicuri che in questo caso le loro ragioni siano così assurde?
Il pomo della discordia è l’articolo 7 della bozza di contratto proposta dall’A.I.C. , quello che impedirebbe alle società di tenere i giocatori in esubero ai margini della rosa, portando gli allenatori a seguire gruppi anche di 30-35 elementi. L’idea di calciatori schiavizzati dalle società, ai tempi di Raiola, di Balotelli e dell’articolo 17 sulla rescissione unilaterale, francamente, fa soltanto sorridere e il motivo della marginalizzazione del giocatore emana unicamente un profumo: quello dei soldi.
Un giocatore che non rientra nei piani tecnici di una squadra potrebbe tranquillamente trovarne una nuova, dove giocare ed essere parte integrante del gruppo, con il benestare della società in cui è fuori rosa che si libererebbe dell’ingaggio e degli altri oneri. Dov’è l’inghippo dunque? Nel denaro, of course: molto probabilmente il calciatore tenuto fuori rosa per andare a giocare altrove dovrebbe ridimensionare il proprio ingaggio, scegliendo una squadra meno blasonata, anche per le proprie qualità o per annate giocate non in maniera eccelsa: di campioni fuori rosa per scelte tecniche e non per motivi disciplinari, francamente, non ve n’è traccia.
Rinunciare a un ingaggio profumato e giocare oppure scegliere una vita da pensionato di lusso? Nessun dubbio, meglio la seconda, salvo poi scioperare perché se da un lato non è possibile rinunciare neanche a un euro di ingaggio, dall’altra non è possibile non rientrare nei piani dell’allenatore.
E quindi ben vengano gruppi di 35 – 40 calciatori, con la consueta partitella in famiglia che si trasforma in un torneo quadrangolare, con il mister che per ovvi motivi sarà costretto a seguire solo sommariamente i suoi calciatori, e non nel dettaglio, come fisiologico per una squadra di 23 o 24 elementi.
Dignità dunque, ma solo a costo zero, altrimenti non si gioca…ma con la giornata pagata comunque, sia chiaro.

Cristiano Vella

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