Milan campione, Mazzarri da cinepanettone

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Per diventare campione d’Italia per la diciottesima volta il Milan sfrutta il primo match point, quello di Roma, con il minimo sforzo, uscendo dall’incontro a reti inviolate. Già in precedenza si è parlato dei rossoneri analizzandone le caratteristiche, per cui, non resta che fare i complimenti e osservare un ultimo dato: non è il Milan dei Rivaldo, dei Ronaldo o dei Ronaldinho ad aver vinto lo scudetto, ma quello dei Boateng, degli Abate e dei Thiago Silva, giovani poco coreografici ma affamati che uniti a campioni collaudati hanno fatto le fortune di Allegri.
Chi dopo aver scritto una favola sta rovinando tutto con un finale farsesco è il Napoli. Un balletto di voci e di commenti che fanno sembrare la squadra partenopea il set cinematogrico dei cinepanettoni tanto cari a De Laurentiis. Il caso Mazzarri è ormai più fastidioso delle analisi sul matrimonio di William e Kate, con l’allenatore toscano che, in nome dell’onestà, non fa altro che peggiorare le cose. Molti gli hanno chiesto, in maniera partigiana, di spazzare via le voci che lo volevano lontano da Napoli e accasato alla Juve, lui non l’ha fatto appellandosi all’onestà. Perfetto, ma altrettanto onesto sarebbe stato evitare il balletto dei “non lo so” e del “sono perplesso”.
Nella vicenda, alla fine, i tifosi hanno capito soltanto una cosa: Mazzarri non ha neppure un briciolo di voglia di rimanere sulla panchina del Napoli, e sta facendo di tutto per farlo capire. Per carità, è perfettamente lecito lasciare, ma non creando cali di concentrazione e picchi di nervosismo come quelli visti a Lecce.
L’allenatore toscano merita applausi: portare il Livorno in A dopo 30 anni, salvare la Reggina con 11 punti di penalizzazione, recuperare Cassano a Genova e portare il Napoli in Champion’s dopo 21 anni, senza subire mai un esonero la dicono lunga sulle capacità del tecnico. Tutte le imprese però, hanno visto Mazzarri fermarsi nella stessa squadra per un massimo di due anni, come se l’allenatore fuggisse dopo il risultato, desideroso di nuovi lidi e nuove sfide. Questa instabilità può essere tollerata tra piccole e medie squadre, ma in una grande, che cerca prima di tutto continuità, siamo sicuri che il mister potrà continuare a dire spocchiosamente “Arrivederci e grazie”?

Cristiano Vella

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