Controlli anti-doping al Giro della Costiera, si muove la procura nazionale

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La settimana scorsa la Procura Nazionale Antidoping ha iniziato ad occuparsi dei fatti accaduti al termine del Giro della Costiera dello scorso 28 febbraio.
Visto che non tutti sono a conoscenza della vicenda ricordiamo brevemente l’accaduto: a tagliare per primo il traguardo fu Riccardo Laudano davanti a Giovanni Esposito, pochi secondi dopo Antonio Valleta si aggiudicò la volata del primo gruppetto inseguitore. Subito dopo lo speaker annunciò che erano presenti i medici della CVD, la commissione di controllo voluta dalla legge antidoping italiana (376/2000) e che questi avevano chiesto di sottoporre a controllo i primi otto dell’ordine di arrivo. Al controllo però si presentarono solo cinque degli otto chiamati. Laudano Esposito e il sesto arrivato Pastore si resero irreperibili.
Gli ispettori inoltrarono il verbale del controllo alla Procura Nazionale Antidoping e questa dopo aver smaltito altri casi di maggiore importanza ha finalmente messo mano a questo caso che riguarda da vicino il ciclismo peninsulare.
La scorsa settimana infatti, i tre ‘fuggiaschi’ sono stati invitati a presentarsi presso gli uffici della Procura, situati all’interno dello stadio ‘Olimpico’ di Roma per esporre la loro versione dei fatti. Questa volta hanno risposto tutti e tre con una puntualità degna di un orologio svizzero e sono stati ascoltati dal procuratore.
Nei giorni scorsi sono state invitate in procura alcune persone informate sui fatti che hanno fornito ai procuratori ulteriori particolari su quanto accaduto quella domenica e nei giorni successivi, aiutandoli a fare chiarezza su alcuni punti controversi. L’esame dei testi proseguirà anche la prossima settimana, ed una volta che si sarà concluso partiranno i deferimenti.
Secondo quanto appreso, sebbene il Giro della Costiera sia una manifestazione gestita dall’ACLI, ad occuparsi del caso sarà la Corte di Giustizia della Federazione Ciclistica Italiana presieduta dall’avvocato Jacopo Tognon. La pena minima per chi si rifiuta di sottoporsi ad un controllo antidoping è di due anni di squalifica. Tale pena può però essere incrementata ulteriormente in presenza di altre circostanze. Sembra anche che ai tre si aggiungerà un quarto elemento le cui analisi sono risultate positive. Il nome del quarto elemento circola già da alcune settimane negli ambienti del ciclismo campano.

Antonio Abbate

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