Italia: il pari della speranza

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Un vino bianco a bassa gradazione, leggermente frizzante. E’ questo il sapore che lascia la nazionale di Prandelli dopo la prestazione offerta in amichevole a Dortmund, contro la Germania. Finalmente lontane le immagini del mondiale sudafricano, gli azzurri non saranno certo alla pari di Spagna o Argentina, ma divertono, specie se Cassano decide di giocare alla sua maniera. La coppia Pazzini – Fantantonio è collaudata: i due si cercano sempre, offrono giocate interessanti e rappresentano un pericolo costante per la difesa avversaria. Gioco spumeggiante e coppia d’attacco a parte, però, le ombre superano le luci e l’idea di una nazionale pronta a competere per il titolo europeo, il più vicino, allo stato è una pura utopia. La coppia difensiva composta da Bonucci e Ranocchia è inesperta, troppo vanitosa e probabilmente qualitativamente non all’altezza: le maglie che negli ultimi 15 anni sono state di Baresi, Costacurta, Nesta e Cannavaro sembrano troppo pesanti per le spalle dei due giovani centrali; si vedrà. Vitale a centrocampo la presenza di Pirlo: Montolivo anche contro la Germania si dimostra una eterna promessa e null’altro e Thiago Motta può snaturarsi sul passaporto, ma non nel ruolo. Il problema più grande, però, è che il classico gioco de “gli assenti hanno sempre ragione” in questo caso non può aver luogo: a ben vedere a casa non c’è nessun talento che potrebbe cambiare le sorti di questa nazionale. Urge un ricambio generazionale, ma le nuove generazioni o latitano, o si perdono tra invasioni straniere e scelte societarie poco lungimiranti: non è un paese per giovani.

Cristiano Vella

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